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12.06.2008
IL PAZIENTE ITALIANO

Oliviero Beha, Il paziente italiano
da Berlusconi al berlusconismo passando per noi
«Se la politica desse delle risposte
non ci sarebbe proprio bisogno
di alcun “anti”»
Che cosa è successo in questo paese in due anni di governo Prodi dopo e prima di Berlusconi? Come abbiamo fatto a ridurci nello stato comatoso in cui siamo? Che ne è stato della politica, di maggioranza come di opposizione, ormai trasformata in vuoto marketing? E come reagiscono gli italiani a questa regressione di democrazia? Chi sono, oggi, questi italiani, o che cosa sono diventati? E che cosa si augurano per il loro futuro? Oliviero Beha porta in radiologia le “lastre” della realtà, quella vera e quella mistificata dai media, passando al vaglio un periodo fosco della Repubblica, a sessant’anni dalla sua fondazione costituzionale.

La radiografia è impietosa, e coglie i passaggi tra politica e antipolitica, conflitti di interessi e svuotamento della giustizia, informazione/spettacolo e brutto spettacolo dell’informazione, patriottismo in calzoncini e Calciopoli, uno scandalo ancora tutto da decifrare. L’Italia mafiosa di oggi, ma si teme anche di domani, che di solito viene occultata dalle convenienze e dalle dipendenze. Nel paese dei Gattopardi tutto sembra già scritto ma, mettendo a fuoco le varie tessere dello sdrucito mosaico, contemporaneamente ancora da scrivere.

Oliviero Beha continua ad essere forse il più noto clandestino d’Italia. Giornalista di carta stampata (la Repubblica), radio e tv, è autore di trasmissioni radiofoniche e televisive di successo (Radio Zorro, Radio a colori,  Va’ pensiero). Per primo ha denunciato il marcio nel mondo del calcio. Lo si definisce “scomodo” con un’epigrafe da designer, come fosse una sedia. È stato “espulso” quasi completamente da radio e televisioni. Collabora all’Unità e scrive libri. I più recenti: Crescete & prostituitevi (Bur 2005), Trilogia della censura (Avagliano 2005), Indagine sul calcio (con Andrea Di Caro, Bur 2006), Diario di uno spaventapasseri (Tropea 2006) e Italiopoli (Chiarelettere 2007).

Postato da Redazione

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1 COMMENTO PER QUESTO POST


Caro Beha,innanzitutto le voglio fare i miei auguri per la nuova fatica editoriale e si prepari,perchè di fatiche così ne dovrà fare molte nei prossimi anni.Ammesso che, tra poco, non l'accusino di "disfattismo".Nella lenta ma costante militarizzazione della nostra vita,parlare di valori,di etica,di politica,rischia di fare apparire ogni sua opera come quella di un gran rompiballe che stà lì a scocciarci con inutili richiami.Si rassegni caro Beha,si rassegni.Questo paese è un adolescente viziato che non ha nessuna voglia di crescere.Non vuole perchè non è abituato a prendersi delle responsabilità,non vuole perchè è meglio giocare con la playstation che misurarsi con la realtà e via via banalizzando. Le librerie sono piene di scritti pensosi e documentati sul declino,sulle caste,sulle varie mafie e camorre e perfino il cinema si stà occupando di questi aspetti.Quindi? Quindi il tutto sembra essere un gran frastuono che,di fatto,è un silenzio assordante.Il silenzio di un paese che alla ricerca spasmodica di un Capo che lo conduca fuori dalle sabbie mobili in cui,esso stesso,si è cacciato.E a questo Capo e all'idea che esso rappresenta,è disposto a sacrificare ogni cosa.E le dirò,anche io ho spesso la tentazione di dire:basta ci pensi Lui. Ma poi,come un giapponese (eppure sono italiano!) sull'isola,tento in tutti i modi di resistere,di non piegarmi alla mia stessa tentazione.Non bisogna essere giornalisti o scrittori per rendersi conto che l'andazzo è questo.E tutto ciò appare l'ennesima scorciatoia,l'ennesimo bluff di un popolo che crede di essere superiore agli altri per furbizia e intelligenza ma che in questo melmoso paradigma,perde se stesso e la sua storia,ritardando ,in questo modo,l'ingresso nella modernità.La mozzarella,la pizza e il vino non possono, da soli, essere motivo di vanto per un paese.Specialmente quando poi risultano essere adulterati.Sono stanco,caro Beha,sono duramente provato.Comprerò il suo libro,mi leggerò cose che mi faranno star male e pagherò, per tutto questo, il prezzo del libro.Non sono sicuro che mi faccia bene ma è meglio un pò di consapevolezza in più che il nulla cosmico e assente di questi tempi declinanti.La saluto e buona fortuna perchè ne avrà bisogno.Grazie.
zetazeta | 15.06.2008 Commenta






 
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