A Torino non c’ero, né sopra il palco tra Fassino, Schifani e il moderatore, Giubilei, né sotto, tra chi assisteva e chi contestava, un po’ “viola” e un po’ grillino. Hanno fischiato Schifani, che questo giornale in quasi completa solitudine racconta nelle sue frequentazioni più appassionanti. E allora? Che cosa sono, i contestatori? Dei teppisti, dei maleducati o anche solo dei disturbatori del manovratore non previsti? E come si misura la democrazia della contestazione? C’è un manuale, che ci dice “questo sì, questo no”? E dov’è? Dipende dal senso di opportunità o di opportunismo politico? E chi lo dice, gli stessi che vengono contestati? Siamo a una forma di “controllati e controllori” che coincidono anche in piazza, anche nell’arena di una Festa Democratica? Se stai sul palco hai un copione – e lo conosciamo, purtroppo – mentre se stai in platea devi star buono e zitto? La parte che ti è stata assegnata è passiva? Ma allora la faccenda si fa seria. In base a una serie di ipotesi che ognuno può far sue. Mettiamo di vivere da troppo tempo in un Paese soffocato nell’imbuto di Berlusconi e del berlusconismo come stile di vita e gerarchia di valori (medaglia d’oro al denaro, medaglia d’argento al potere/denaro, medaglia di bronzo al sesso/denaro ecc.).
9 settembre 2010 Via Casilina Vecchia, 42 - Roma Inizio dibattito: ore 21 Scarica l'invito
Il punto fondamentale della teoria democratica in realtà è quello di cercare di impedire il funzionamento della vera democrazia. Non deve funzionare. Noam Chomsky
"Noi fummo i Gattopardi, i Leoni, quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore, continueremo a crederci il sale della terra…" scriveva Giuseppe Tomasi di Lampedusa, e dalla parafrasi dell'immortale "Gattopardo", nella quale gli "sciacalli" sono coloro che ridono al telefono del terremoto dell'Aquila, parte Oliviero Beha per una ricognizione tra le macerie materiali e immateriali del Paese.
A cinque anni dall'uscita del suo pamphlet "Crescete & prostituitevi", preso alla lettera fino in fondo dalla classe dirigente di ieri e di oggi, l'autore si domanda che cosa succederà quando sarà finita la stagione di Berlusconi, se davvero "dopo di Lui" ci sarà "il diluvio".
Perché Berlusconi è il prototipo di quel "berlusconismo" che ha attecchito a destra e a sinistra. Per arrivare a concludere che non siamo più una "democrazia", che tira aria da "Weimar" sia pure "all'amatriciana", che ogni giorno che passa è peggio e il risveglio del Paese si allontana. Ma non è detto, ci sono albori all'orizzonte…
Non entro nel merito, perlomeno qui e ora, della vicenda che riguarda me e il Tg3: da domenica scorsa non mi è più permesso l’editoriale di commento che “dicevo” in studio da due anni, ogni domenica, più le volte in cui venivo convocato ambulatorialmente per qualche evento particolare. Non posso farlo, e basta. Ognuno si faccia l’idea che vuole e definisca questo “impedimento” come crede. I sinonimi abbondano.
È un inferno dantesco. Al centro c’è Mario, tre anni, morto bruciato: una tragedia spaventosa. E basta. Ma nel girone più stretto tutt’intorno, c’è il fatto che è morto così un bambinetto romeno in una baracca alla periferia di Roma (come altri, piccoli e grandi, negli ultimi anni).
Baracche subumane, che soggiacciono anch’esse al racket competente. Devono bruciare per mandare segnali di visibilità e di invivibilità alla nostra disattenzione torpida. E quando bruciano, ci si accorge del girone successivo, quello di una vita/non vita quotidiana che non parla o non parla più alla nostra distrazione di “gente normale, regolare” di fronte a nomadi e romeni, a gitani e zingari, ad altri da noi. Senza diritti e quindi senza doveri, o viceversa.
”Altri”, che ci inquietano urtando la nostra sensibilità (!?!) se non bruciano e innescano reazioni se bruciano. E’ il girone successivo, quello della politica locale, quello degli Alemanno che sgomberano le baracche come fosse la soluzione. Finale. Sgomberate, sgomberate, nulla resterà…(continua)
"...il fascismo sembra venire da Marte, o da Saturno"
A proposito di “parole” e di “pietre”, mi è stato fatto notare che prima di Alberto Moravia già Carlo Levi aveva usato l’espressione “le parole sono pietre”, da me citata nel titolo dell’ultimo articolo dedicato a Napolitano e all’ipotesi di “impeachment” autoconvocata se davvero stesse violando la Costituzione (cosa che almeno per il momento non è, anzi è il contrario). D’accordo, ma a parte il fatto che risalendo nel tempo credo si possa facilmente trovare qualche altra primogenitura ad una formula insieme così forte, chiara e inequivocabile, il punto era ed è la sostanza, il significato. Ricominciamo a dare il loro significato alle parole, sia parlate che scritte. Forse vorrebbe dire che stiamo ricominciando a rispettarle, e a rispettare il pensiero da cui derivano o dovrebbero derivare.
Pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 22 agosto 2010
All'evidenza non c’è nessuno oggi in Italia in grado di guardare oltre il momento, né al governo, né all’opposizione dentro il governo, né nel governo dell’opposizione. Al massimo pensano a delle toppe momentanee ma la tela della politica italianaè irrimediabilmente lacerata e quindi in queste condizioni il futuro è stato rimosso dalla visuale collettiva: semplicemente, non esiste.
1) Le elezioni sono vicine o lontane esattamente come ieri e probabilmente come domani: è insensato fare previsioni su un magma che cambia ogni giorno, in base alle dichiarazioni e alle smentite, al souk delle trattative private e all’apparente visibilità di quelle pubbliche. Berlusconi vuole prima e comunque incassare la fiducia sulle leggi ad iniustitiam che lo riguardano, dal processo breve (che si legge Mills e andrebbe forse per chiarezza chiamato così) al legittimo impedimento. Il poi lo interessa molto meno.
2) Fini non “potrebbe” accettare diktat sulla legalità, dal momento che all’apparenza si gioca tutto sul rosso in questa roulette di sciamannati, ma ne abbiamo viste troppe. Quindi da un’ulteriore trattativa potrebbe uscirne con un “qui lo dico e qui lo nego” alla vaudeville. Dipende molto da che cosa fanno i suoi (quante divisioni ha il Papa?...) e dal concetto di “ricattabilità” che gli si associa.
3) Smetterla di cianciare a vuoto sul fallimento del governo e fare le primarie, appunto sulla spinta della Rete. E indipendentemente dalle elezioni a breve o a brevissimo, e invece come flebo di politica di piazza (anche virtuale) indispensabile.
Le vicende di Verdini e Fini, incrociate (ma ad arte) e incrociabili (ma su un altro piano), hanno subito una decelerata mediatica per la prematura scomparsa di Francesco Cossiga. Prematura per lui, per i suoi amici e i suoi estimatori, per l’acutezza della sua mente e il suo macroscopico cursus honorum politico e istituzionale. Prematura per noi, che al di là del prevedibile “parce sepulto” al cubo, rimaniamo con il dubbio: sapeva tutto o molto sull’anamnesi di quest’Italia del secondo dopoguerra e dei suoi misteri, e non ci ha detto un tubo? Oppure sapeva meno di quel che dava a vedere e allora forse al di là degli “Enrico IV” pirandelliani e della serpentina della sua depressione in memoriam c’è stata per anni “millanteria mediatica”? In entrambi i casi, da che cosa si evince che è stato “un grande uomo di Stato”? E se per un caso che naturalmente non mi auguro (non sono Franti…) morissero tutti insieme “all’unisono” i protagonisti di Prima e Seconda Repubblica, santificheremmo in esequie “monstre” l’intiera classe politica di ieri e di oggi? Ma dunque la colpa di come è ridotto il Paese di chi è? Sempre dei sudditi, sempre nostra, sempre di chi non ha avuto responsabilità di governo o di opposizione ad alcun livello?
“Italiani siate seri” è una famosa frase attribuita a Giuseppe Garibaldi nell’ultima fase della sua vita. Pare che non fosse proprio così, che fosse invece qualcosa tipo “Romani siate seri” detto in un teatro della Capitale dall’Eroe dei Due Mondi e poi trasferito nella memoria collettiva su scala nazionale. Materia per una ricerchina di navigatori di buona volontà. Gli stessi che si sono opposti sul web alla canonizzazione di Francesco Cossiga, da cui, ora che è spero serenamente sepolto a Sassari con esequie private su sua richiesta dopo tanto palcoscenico pubblico, politico, istituzionale, forse possiamo suggerire qualche deduzione. Con calma, gesso e ovviamente tutto il rispetto dovuto allo spessore intellettuale e culturale dell’uomo, che sprizzava sagacia e acume da tutti i pori. Peccato che forse la valutazione andrebbe data soprattutto sul politico Cossiga, e sul rapporto con i cittadini elettori di una (forse ormai solo sedicente) democrazia...
"Qualche post fa ho commentato un’intervista del Time Magazine ad un’alta dirigente pubblica (nonché esponente parlamentare) francese, Noëlle Lenoir, in merito alla mancanza di donne nei posti di comando, nell’industria come nella pubblica amministrazione.
Successivamente, mi sono imbattuta in un’altra intervista (questa volta sul NYT) ad una tale Cindy Padnos, dirigente di una società che finanzia nuove aziende in California. La questione era: perché non ci sono abbastanza donne (manager, ricercatrici, scienziate, inventrici, CEO) nell’industria tecnologica?
Una volta, ormai più di trent’anni fa, Alberto Moravia sostenne in una pubblica controversia che “le parole erano pietre”: si era nella tremenda stagione del terrorismo, che non si combatterà mai abbastanza anche nella memoria, in sé e per i danni che ne abbiamo pagato successivamente (ancora oggi?). Capire o cercare di capire – e di sapere - è un conto, giustificare in qualche modo è tutt’altra, colpevole storia.
Di sicuro in politica “le parole sono cose” e rimandano ai comportamenti e ai “decreti attuativi quotidiani” delle parole stesse. E’ un modo per onorare il Presidente Napolitano, che, semplicemente, ha ridato alle parole un significato. Quando dice che quello che lui sostiene sull’eventualità di una crisi, di uno scioglimento o meno delle Camere, di un governo “altro” di transizione oppure no, della responsabilità nella vicenda (in qualunque direzione si sviluppi) di pertinenza del Presidente della Repubblica, si sente rispondere dal deputato x più o meno (più…) insufflato dal Presidente del Consiglio che così “si viola la Costituzione”...
La politica vive nell’aspettativa febbrile che da un momento all’altro si chiuda la stagione berlusconiana della Seconda Repubblica. Sì? E come? E a favore di cosa? Come sarà la Terza Repubblica?
Ne discutono: Oliviero Beha, giornalista radiotelevisivo, autore de “Dopo di lui il diluvio” (Chiarelettere) Andrea Cangini, giornalista Quotidiano Nazionale, autore con Francesco Cossiga de “Fotti il potere” (Aliberti) Giovanni Valentini, editorialista La Repubblica Paolo Cirino Pomicino, alias Geronimo, editorialista Libero Alessandro Sallusti, condirettore Il Giornale
Conduce: Enrico Cisnetto, “Cortina InConTra”, presidente Società Aperta
Siamo alla fine della stagione berlusconiana, come le mosse di Fini e il tentativo di costruire il cosiddetto “terzo polo” farebbero intendere, o il tentativo del presidente del Consiglio di andare alle elezioni anticipate riesce e il voto lo ripaga? E qual è il futuro del Popolo della Libertà e del Partito Democratico, le due più importanti forze politiche che in questi anni non sono riuscite ad assicurare governi stabili ed efficienti?
Dopo tre rubriche abbastanza repellenti dedicate al Gran Buffet della politica balneare, avevo intenzione di parlar d’altro. Ma la situazione schizoide e truffaldina, da piccoli Borgia che anche a Ferragosto dall’alto (?) dei loro privilegi tramano all’interno della “casta” come se il Paese non esistesse, mi induce a riparlarne. Anche perché la caterva di commenti che leggo qui, nell’ovvia legittimità del dissenso, mi convince che quasi nessuno legge quasi niente, forse il titolo o le prime righe o comunque senza alcuna attenzione a quello che si scrive, fermi nei pregiudizi o negli orinatoi di pensiero, remoti da quello che un articolo realmente contiene.
Allora: il Censis ci dice che 6 italiani su 10 non sono andati né andranno in vacanza, e che è tutto e quasi esclusivamente un pendolariato agostano...
Diceva Einstein: “Non si può pensare di risolvere i problemi con la stessa mentalità che li ha creati”. E Einstein almeno ufficialmente non era berlusconiano o anti-berlusconiano. Era semplicemente Einstein, cioè un genio. Che c’entra il suo nome gigantesco mischiato con i nani da giardino della nostra politica di tutti i giorni? E che c’entra Einstein con i miei ultimi articoli sul Gran Buffet della politica politicante ed esercente e sulla necessità di esporre le biografie personal-professional-politiche dei personaggi che abitano il palcoscenico Italia ormai da vent’anni, chi più chi meno? C’entra, c’entra. Einstein ci dice quello che abbiamo sotto gli occhi, srotolato quotidianamente come un tappeto dai mass-media che agitano lo spettro della crisi e delle elezioni anticipate in attesa di ferragosto e delle mosse di Napolitano, in vacanza quirinalizia a Stromboli. Ci dice che gli stessi che tanto si dimenano oggi sono quelli che come classe dirigente non solo politica in senso stretto, partitico, ci hanno portato sull’orlo del baratro e forse già un pochino più in là.
Ahimè, detesto il doppiopesismo e in condizioni appena decenti urlerei sotto il balconcino di Fini. Ma le condizioni non sono decenti, “diluvia” sul Paese e sulla politica politicante/esercente, quindi salvare l’ombrello anche senza farne il relativo gesto mi pare indispensabile. Premesso questo:
1) Si è difeso malissimo, sia come tempistica che come modalità. Possibile che nelle orecchie non avesse le parole di Scajola, quel fantastico “a mia insaputa” che doveva consigliarlo diversamente anche solo nel linguaggio?
2) L’onestà, la probità, la presentabilità delle persone non dipendono dalla qualità del pulpito accusatore. La realtà differisce dagli strombazzatori della realtà, “professionisti di Boffo” come direbbe l’on. (sta per onomatopeico) Stracquadanio. Dunque fanno il loro mestiere (in questo orrendo clima).
3) Vale il discorso dell’ombrello. Si dovrebbe dimettere solo se fossimo certi che Berlusconi potesse assumere anche l’interim della Presidenza della Camera... Nel dubbio, meglio aspettare. In un’altra temperie, con un Parlamento senza pregiudicati né inquisiti, beh, allora…
Pubblicato su il Fatto Quotidiano del 10 agosto 2010
"Eh no! Ora voglio sapere cosa inventeranno tutti i neo-psicologi sociali (la maggior parte giornalisti) che si sono inerpicati in questi mesi a giustificare, o razionalizzare, i femminicidi con (non nell’ordine) il caldo, la provocazione delle donne, l’esasperazione indotta dalle medesime, la (presunta) malattia mentale degli assassini, o la crisi economica.
Notizia: un uomo di 25 anni, lasciato dalla sua fidanzata, esce per strada e massacra a morte la prima donna che si capita a tiro. È successo a Milano, stamattina (6 agosto) che non fa neanche troppo caldo. É morta, l’ha proprio uccisa a pugni. Con un’efferatezza indicibile e, soprattutto, totalmente ingiustificabile. La vittima era sconosciuta al suo assassino, che l’ha afferrata in strada per vendetta verso il genere femminile...
Nel Paese in cui un italiano su due quest’estate non va in vacanza. Nel Paese in cui praticamente tutti i dati sul lavoro, il precariato e la disoccupazione sono preoccupanti. Nel Paese in cui non si vede un barlume di futuro per le nuove generazioni (anche se abbiamo fiducia sul loro “rinascimento biologico”, in attesa di quello culturale). Nel Paese in cui si parla quasi solo di calcio che è però in bancarotta, in cui falliscono i club peggio dei 10 piccoli indiani di Agatha Christie e i tifosi si picchiano già alle prime amichevoli. Nel Paese in cui tutti fanno finta di non sapere che nei locali alla moda è un tripudio di consumo di cocaina, come accade del resto alle fasce meno abbienti della società italiana (cap. ”Padri e figli in polvere. Bianca”, del mio ultimo Dopo di Lui il diluvio), muratori e camionisti compresi...
Lo so che è estate ed i temi dovrebbero essere più frivoli. Ma le donne continuano ad essere vittime anche in questa stagione. Anzi, c'è chi dice che sia proprio il caldo... Per cui, parlare sempre delle questioni di genere dovrebbe poter aumentare la consapevolezza generale. Così le donne riescono a capire quali sono i loro diritti e gli uomini imparerebbero a trattarle come esseri umani. Vedi anche il TIME di questa settimana con la ragazza sfregiata dai Taliban in copertina...
Il titolo cubitale di un quotidiano recita così: “Bersani: no al governissimo. Casini: serve un nuovo partito”. Potrebbe essere di oggi, o di ieri, e invece è già dell’11 maggio scorso. Non c’è niente di meglio che raccogliere e giustapporre le notizie ordinandole nel tempo per pesarne la consistenza. Ebbene, confrontiamole con quelle più fresche, del “processo/espulsione” comminata dal Pdl al finiano Granata intervenuto sullo scandalo nello scandalo della P3, della richiesta di sfiducia al governo di Di Pietro passando per Fini, dei vari segnali da “25 luglio 1943” del ventennio mussoliniano variamente commentati. Per arrivare all’opposizione coagulata intorno al Vendola sì-Vendola no in funzione di prossime primarie per prossime elezioni. Il titolo dell’inizio, uscito ben prima di tutto il caravanserraglio della legge sulle intercettazioni e poi del magma già noto ma ora scoperchiato di Cosentino e soci, è perfetto per ricordarci che già ai primi di maggio, un mese dopo le elezioni regionali, le fibrillazioni delle coalizioni erano altissime, sia pure con moduli differenti...
Molti anni fa Radio Radicale, di cui in questi giorni si parla per i contrasti tra Pannella e Bordin, suo storico direttore e oggi messo alla porta dal “patron”, aprì i microfoni agli ascoltatori completamente senza filtri. Chiamavano e lasciavano messaggi sulla segreteria telefonica che poi in automatico li mandava in onda. Nelle intenzioni della Radio doveva essere un esercizio di libertà d’espressione in un Paese così maleducato e retrivo anche in questo. Morale: smisero perché dopo un po’ arrivavano quasi soltanto insulti, e pesanti. Contro tutti, e senza alcuna articolazione concettuale del tipo “tu sei un coglione per questo e quest’altro motivo”. Insomma, idee e persone possono certo dispiacere ma non sono equivalenti al gusto - che so - per il gelato: mi piace il pistacchio, no a me il pistacchio fa schifo e voglio la stracciatella. Bene.
In questo blog, nell’autunno scorso in una delle prime rubriche di “Indietro Savoia” mi limitai a chiedere a chi insultava di motivare gli insulti, perché uno sfogo da suburra non rimanesse tale e servisse a qualcosa. E’ la differenza che ci può essere tra l’enuresi mattutina e l’onanismo: se ne può discutere, ma sono momenti differenti... che richiedono un atteggiamento diverso e una volontà responsabile che attiene a un bisogno distinto...
Sui giornali di oggi (20 luglio, ndr) i numeri eclatanti sono due: il milione di euro passato dal faccendiere “pensionato” Flavio Carboni al manager del Pdl Denis Verdini secondo l’inchiesta sulla nuova P3 per “nomine e appalti”, del genere “una cricca dietro l’altra”. E il milione e quattrocentomila firme raccolte tra gli italiani per il referendum contro l’acqua privatizzata, un record a quanto si sa. Sono due buone notizie, la seconda senza bisogno di commenti, la prima se si considera che almeno lo sappiamo grazie anche alle famose “intercettazioni” che si vogliono imbavagliare per legge.
Credo che le avrebbe ritenute tali Mino Damato, all’anagrafe Erasmo, famosissimo giornalista tv scomparso venerdì scorso nella riservatezza della famiglia. Non aveva compiuto 73 anni, e l’ultima volta che lo avevo incontrato, neppure un paio d’anni fa, mostrava ancora l’aspetto di un giovane invecchiato. Giovane dentro, quindi, con le passioni intatte. E tutta la sua vita e la sua vita professionale, non su due piani come accade spesso ma su un unico, lungo, accidentato e profondo cammino, sono state giovani...
Pubblico di seguito il lancio Ansa conclusivo di "Tabularasa", quattro giorni dedicati all'editoria di inchiesta, con grande affluenza di pubblico. A questo link la rassegna stampa completa: http://urbabooks.wordpress.com/
Si è concluso a Reggio Calabria ''Tabularasa'', primo contest dedicato all'editoria di inchiesta e di denuncia, organizzato dall'associazione Urba e dal quotidiano on line Strill.it, che ha portato nel corso di quattro serate oltre 20 tra autori, giornalisti, magistrati, attori. ''La pregnanza degli argomenti trattati e lo spessore degli ospiti - hanno detto Giusva Branca e Raffaele Mortelliti, fondatori di Strill.it e ideatori di ''Tabularasa'' - ha dimostrato che quanto da noi perseguito è realizzabile: la Calabria può essere la porta di accesso verso un processo di sviluppo della coscienza critica attraverso i liberi dibattiti pubblici, come testimoniato da migliaia di persone che in 4 serate hanno gremito la platea. Mentre l'Italia non si occupa della Calabria, dalla Calabria ci si può occupare dell'Italia''.
Inviatemi le vostre recensioni dei miei libri. Le più belle le pubblico sui miei blog o sulla mia pagina facebook. o.b.
Recensione di “Dopo di lui il diluvio”, di Damiano Mazzotti
“Dopo di lui il diluvio” è un altro pamphlet molto tosto di Oliviero Beha (Chiarelettere, 2010). Il libro affronta i bassi e i ribassi della società italiana, con molto realismo e troppo pessimismo per il futuro. Io continuo a non comprendere tutta questa preoccupazione che serpeggia in Italia per la fase post-berlusconiana. Oramai anche le poltrone del Parlamento sanno che Montezemolo è pronto a sostituire “l’Imperatore della bugia”, per tentare di recuperare tutto il tempo e il denaro perduto. Di certo c’è che Oliviero Beha critica aspramente Montezemolo per alcuni “peccati di gioventù”. A mio parere invece ci sarebbero da rimpiangere le defenestrazioni pratiche e veloci che venivano utilizzate all’epoca dell’impero romano: io credo solo nella politica del male minore...
21.07.2010 IL BADANTE / Fine epoca È un’Italia che pare una roccia stratificata. Che frana. Nel primo strato, della cronaca e della cronaca sociale, ci sono i giovani per i quali trovare un lavoro è sempre più difficile. Sono di ieri i dati del Cnel che ha presentato il “Rapporto sul mercato del lavoro 2009-2010”. È il Paese che sappiamo, o che ci immaginiamo. E che solo una classe dirigente senza testa né responsabilità, a partire dal maggiore in grado, può fingere di ignorare. Il dato di italiani sotto i 25 anni con difficoltà triplicata nel trovare lavoro rispetto ai loro fratelli maggiori o ai loro genitori, come pure il dato sui contratti a termine polverizzati dalla crisi, sono evidenti e parlano da soli...
Ascolta la registrazione audio della presentazione di "Dopo di Lui il diluvio", con Stefano Rodotà, Antonio Padellaro e Oliviero Beha (Roma, 19 luglio 2010). A cura di Radio Radicale
Quanti di noi possono immaginare che un settimanale così paludato ed austero come il TIME sia invece all’avanguardia per ciò che riguarda le questioni di genere?
Forse ci si aspetta che sia il più “arrabbiato” Newsweek ad innescare polemiche o presentare inchieste avanguardiste.
Da qualche parte (nell’ultimo libro di La Cecla) ho letto che i temi del femminismo (senza altri attributi come neo-, post- o d’antan), negli States, sono appannaggio della parte più religiosa (e maggiormente di quella cattolica) del Paese. Un femminismo “addomesticato” e fin troppo politically correct. Stranezze che in Europa sarebbero pressoché inconcepibili.
Si terrà lunedì 19 luglio, dalle ore 20, presso il ristorante “Mediterranima” di via dei Gigli, a Milazzo, una serata dal titolo “Dalle bombe al Ponte”, che intende, nel compimento del diciottesimo anniversario della strage di Via D'Amelio, fare il punto sulle trame stragiste di Cosa Nostra dei primi anni Novanta e sul loro collegamento con l'evoluzione politica nel nostro Paese, per finire al tema delle Grandi Opere, prima fra tutte il Ponte sullo Stretto, sulle quali da sempre si è paventata l'occulta presenza inquinante degli interessi mafiosi.
Ma ci fanno o ci sono? È la domanda che ti picchia in fronte se dai un’occhiata al recentissimo panorama della nostra classe politica. Forse a forza di starci dentro non ci si fa abbastanza caso, e si insegue la notizia del giorno immediatamente rintuzzata e superata da quella successiva. Ma mettiamo che uno sia stato anche solo mentalmente in Sudafrica per un mese, calcistizzato a dovere, e che poi torni stropicciandosi gli occhi incredulo: ma è vero quello che sta accadendo?
Il primo tema del femminismo fu l’emancipazione. Poi venne la parità. Poi, la cultura delle differenze. Abbiamo avuto il femminismo “classico” fino agli anni ’80, il post-femminismo fino al Duemila. Ora abbiamo il neo-femminismo. Dalla parità legislativa (che in Italia esiste, ma non è consolidata dalla prassi), ora cerchiamo di spuntarla sulle pari responsabilità: gli uomini devono capire cosa significa accudire un figlio e lavorare in casa e fuori. Ben venga, dunque, il disegno di legge (bi-partisan, finalmente!) sull’obbligo del congedo di “paternità”.
03.07.2010 Ndrangheta: pronto il menù dell’Expo. Adesso tocca a noi. Gli arresti di ieri a Milano che hanno portato in carcere 15 uomini legati a Francesco Valle(classe 1937), per gli amiciDon Ciccio, ha i soliti disgustosi ingredienti della ‘ndrangheta in Lombardia. Le solite caratteristiche che non dobbiamo mai dare per scontate in una Regione in piena fase di alfabetizzazione, ch non dobbiamo stancarci di scrivere, che non dobbiamo smettere di raccontare sui giornali, sui blog, per strada, agli amici. La presa di coscienza deve essere un trauma che distrugge i collusi, condanna gli indifferenti e isola i negazionisti.
Carissimi e carissime, ancora carichi di emozioni, rientrati a Barcellona ma col cuore a Genova, vogliamo ringraziare davvero tutti e tutte coloro che venendo o sostenendoci hanno reso questa follia un momento eccezionale per molti, sulla nave, a terra, prima, dopo.... la quantità di relazioni che si sono costituite rimangono.
Eravamo tanti? pochi? sappiamo che la qualità (straordinaria) ha compensato la quantità. I grossi midia non hanno certo aiutato, e abbiamo una gran voglia di andare avanti, restiamo in contatto, e grazie ad Andres che ci ha mandato queste foto che raccontano bene questi giorni, dove qualcosa è successo, e di bello.... un abbraccio e coraggio Andrea
Scrivo addolorato per la morte di Pietro Taricone, che non conoscevo ma mi era simpatico. Alla memoria purtroppo tragica, non avresti detto che era uno da “Grande Fratello”. E probabilmente aveva dimostrato poi di non esserlo. È più da “Grande Fratello” dei poteri italioti Lamberto Cardia, che lascia la Consob dopo anni di sabbie mobili (Parmalat, Cirio, Alitalia ecc.) non per andare in pensione bensì alle Ferrovie. Lo pagano o dà lui qualcosa di sua tasca per farle funzionare meglio? Nel dubbio il migliore resta Berlusconi che si scopre “simile a Lula”, cioè “anche” a Lula, semplicemente perché va in Brasile. Grande. Passa di diritto ai quarti dei Mondiali. Poi ripiega sulle solite critiche alla stampa, che non lo adora come il vitello d’oro (o grasso) che è, e invece domani inscena la protesta di Piazza Navona contro la legge bavaglio e tutto ciò che la correda.
Oliviero Beha e MicroMega aderiscono all'iniziativa del 1° luglio contro il ddl intercettazioni promossa dal Comitato per la libertà e il diritto all’informazione e alla conoscenza, un cartello che raggruppa Fnsi, Cgil, Arci, Popolo Viola e molte altre associazioni. Sarà una giornata di mobilitazione che avrà il suo centro nella manifestazione di Roma a Piazza Navona, ma si estenderà anche a decine di altre piazze in tutta Italia (a Milano alle 18.30 a piazza Cordusio). Sul sito di MicroMega, a partire dalle 17, diretta web in collaborazione con liberarete.tv. Martedì 29 giugno, alle ore 11, nella sede romana della Fnsi si terrà la conferenza stampa di presentazione di tutte le iniziative in programma.
Nel calcio e nello sport c’è chi vince e c’è chi perde: sono due ruoli correlati e reciprocamente indispensabili. Si può perdere, dunque. Il punto è “come” perdi. Nella vita di una collettività ci sono momenti sociali facili e meno facili. Anche qui, molto o tutto dipende da “come” affronti le difficoltà. Si può gridare “Forza Italia” in un campo di calcio oppure metaforicamente nell’opera di ricostruzione di un Paese. Intendo di tutto un Paese. Oggi è diventato un sussurro e un rimpianto: “Debolezza Italia”, per una Nazionale espulsa meritatamente al primo turno con numeri e gioco miserandi da un Mondiale disputato da Campioni del Mondo, in un misto di arroganza e complesso di inferiorità da paura.
Mi limito a osservare, facendo opera di memoria, che ne avevo già parlato 3 anni fa, mentre altri non vollero farlo... o.b.
Capitolo tratto dal libro Italiopoli (Chiarelettere, 2007)
Due storie semplici Più che di fatti specifici, questo vorrebbe essere un libretto di idee, sensazioni, impressioni. Ma un impressionismo calato nella realtà. Purtroppo. Di qui la necessità di testimonianze, aneddoti, storie in qualche modo esemplari che motivino l’atmosfera di queste pagine. Quelle di Ferdinando Imposimato e di Antonio Di Pietro, a chiusura della cronaca e della politica italiana degli ultimi quindici anni, lo sono.
Nel giorno in cui il Governo ha posto la fiducia sulla cosiddetta "legge bavaglio", nello splendido giardino della Filanda Bonazzi - Lagnerini ad Arzignano, un numeroso e attento pubblico di oltre 300 persone ha ascoltato il confronto fra Oliviero Beha, giornalista e scrittore e Ario Gervasutti, direttore del Giornale di Vicenza, sullo stato dell'informazione in Italia.
«La legge bavaglio è una porcata - ha detto Beha - l'ultimo stadio di un'informazione malata, non pulita, dove funziona il sistema maggioritario nel senso che dal 1993 i giornalisti si sono divisi in pro o contro Berlusconi, scordando che le notizie non sono munizioni da sparare a destra o a sinistra».
Non c’è bisogno di scomodare nessun Istituto di statistica o di studi sociali: le donne lo sanno (come ha intuito Ligabue) che quando c’è crisi economica sono loro le prime vittime. Sono le prime ad uscire dal mercato del lavoro, le prima a vedersi i contratti non rinnovati, le prime a vedersi tagliato il salario accessorio, le prime ad essere escluse nelle selezioni. Inoltre, da una recentissima ricerca fatta da un pool di aziende e istituti, emerge pure che le donne ai vertici della Pubblica Amministrazione sono sempre di meno (invece che aumentare o, per lo meno, rimanere in numero stabile), nonostante la quasi totalità della popolazione ritenga che le donne debbano avere le stesse opportunità degli uomini in per istruzione ed alta scolarità.
È una delle installazioni militari meno note in Italia ma è certamente tra quelle più pericolose dal punto di vista ambientale. Operativa dal 1991, la Naval Radio Transmitter Facility – NRTF di Niscemi (Caltanissetta) assicura le telecomunicazioni della Marina militare degli Stati Uniti d’America a livello planetario; inoltre, è destinata ad ospitare uno dei quattro terminali terrestri del MUOS, il nuovo sistema di trasmissioni satellitari delle forze armate USA. La NRTF sorge a pochi chilometri dal centro abitato di Niscemi, a stretto ridosso del perimetro della riserva naturale "Sughereta", sito d’importanza comunitaria SIC.
La tragedia del terremoto abruzzese passa con il tempo di vergogna in vergogna. E si collega continuamente con le intercettazioni che la legge-bavaglio di una politica svergognata sta strenuamente combattendo. E la tragedia, la vergogna, le intercettazioni, la legge-bavaglio finiscono tutte insieme nel calderone di un Paese invivibile e sbagliato, ovviamente a partire dalla testa. Che puzza, come per il pesce. Flatus vocis di un atrobiliare? Vediamo.
Egregio Signor Presidente del Consiglio, le scrivo su un giornale che lei non legge, eppure qualche parola gliela devo, perché venerdì il suo disinvolto senso dello humor ha toccato persone a me molto care: "le belle ragazze albanesi". Mentre il premier del mio paese d'origine, Sali Berisha, confermava l'impegno del suo esecutivo nella lotta agli scafisti, lei ha puntualizzato che "per chi porta belle ragazze possiamo fare un'eccezione".
Quando ho visto ieri in tutti i tg e letto oggi in tutti i giornali delle dimissioni del presidente della Repubblica tedesca, Horst Kohler, mi è venuto in mente il primo articolo scritto qui per questo portale, alla fine del settembre scorso, intitolato “Vi prego, rispettatemi”. Era una lettera in cui scrivevo, da soldato semplice mandato (su espressa richiesta, c’era la fila per aderire) in Afghanistan per una “missione di pace”, che in sostanza “ero lì per lavoro”, sia pure sui generis. Mi ricordo la salva di commenti che suscitò. Beha offende di qua e di là, ma come si permette di dare del mercenario ai nostri ragazzi (è una definizione “tecnica”, essendo là per una mercede…), addirittura ci fu chi mi accusò di “fingermi un soldato italiano”- per dire che la madre dei cretini come si dice è sempre incinta- ecc.ecc.
03.06.2010 IL BADANTE / Draghi e cavalieri La Relazione finale del governatore di Bankitalia, ogni anno alla fine di maggio, è l’appuntamento più importante della finanza italiana. Tripudio di notabili e media, anche stranieri, in via Nazionale, attesa per le considerazioni, risvolti politici immediati, lumi per il futuro. Quello che si dice il più impegnativo e opimo buffet di opinioni del settore. Ma questo appuntamento vanta anche strepitosi risvolti giornalistici di genere diciamo didattico o addirittura pedagogico.
Nei primi anni 2000, quando insegnavo a Valle Giulia, mostravo al migliaio di studenti del corso le prime pagine dei giornali del giorno dopo, il day-after della Relazione. Di solito mi bastavano “Il Giornale” e “Repubblica”. Per anni, quando governatore dell’Assunto era il pio Antonio Fazio, i titoli erano praticamente fissi, gli stessi. “Il Giornale”, chiunque ne fosse il direttore, a tutta pagina gridava: “Fazio: Berlusconi, avanti così” con davvero minime variazioni lessicali sul tema da un maggio all’altro. “Repubblica” opponeva invece, sempre con lo stesso direttore e con la medesima evidenza cubitale: “Fazio: non possiamo andare avanti così”, con infinitesimali cambiamenti terminologici. Ed era la medesima Relazione.
L’on. (sta anche per onomatopeico) Stracquadanio si interroga sul sito del Pdl: che cosa avranno mai voluto dire nella conversazione riportata giovedì su Il Fatto (e in onda su Rai 3 in “Brontolo”) Dario Fo e chi scrive a proposito del “Bondi che vola” e del Nobel proposto da Fo per Saviano? Sulla proposta di Fo, tutta l’intervista ruota intorno al significato “politico” e “sociale” del premio Nobel, e in questo contesto si inserisce il discorso su Saviano.
Due ore di pura antipolitica. Di questo si è parlato, ieri pomeriggio, al centro di Roma, in via Santa Chiara, nella sala conferenze dell'ex hotel Bologna, oggi appendice del Senato. L'occasione è stata il dibattito, coordinato da Francesco De Filippo dell'Ansa, scaturito dalla presentazione congiunta dei libri di Paolo Ferrero "Quel che il futuro dirà di noi. Idee per uscire dal capitalismo in crisi e dalla seconda Repubblica" (Derive e Approdi) e di Oliviero Beha "Dopo di Lui il diluvio" (Chiarelettere). Antipolitica, dicevamo... Leggi tutto
"Gli argomenti e le circostanze delle notizie (lette qua e là) che mi hanno ‘istigato’ a scrivere sembrano piuttosto sparpagliati, eppure c’è un filo rosso che sembra legare il tutto, in crescendo negativo. La prima tappa (La Buona Notizia): l’intervista (D di Repubblica) ad un guru, esponente della hippy-society degli anni ’70 californiani. Da noi (Napoli e dintorni) un tipo simile verrebbe definito “Cassazione”, perché è il titolare della parola definitiva in tema di Beat-Generation: si tratta di Paul Mccarthy, artista sessantacinquenne in mostra a Milano in questi giorni. Ebbene, lo stile di vita del selvaticamente barbuto Paul - icona di uno stile di vita ancora attuale nella west coast - spinge la brava Guia Soncini a scrivere: “La California è piena di gente come lui, che rifiuta di rendersi presentabile” (pag. 78 http://periodici.repubblica.it/d/?num=693).
A volte ritornano. Il 30 e il 31 Maggio gli abitanti di Pantelleria sono chiamati alle urne per eleggere il loro nuovo Sindaco ed il nuovo Consiglio Comunale. Da una parte c’è il Sindaco uscente, Salvatore Gino Gabriele, sostenuto da una lista civica che si chiama “Progetto Pantelleria”. Dall’altra parte, e questa è la notizia, candidato a Sindaco è, con la lista Pantelleria Libera, l’ex sindaco Alberto Di Marzo. C’ è anche un terzo candidato, l’avvocato Paternò, della Lega Nord. Ma per una volta non è la Lega che cerca consensi al sud a fare notizia.
Il libro feroce di Oliviero Beha sull'Italia del dopo Berlusconi, una Weimar all'amatriciana
Dal libro Dopo di lui, il diluvio, di Oliviero Beha (edizioni Chiarelettere), capitolo “Il borghesismo dal volto inumano”.
Anche le ultime elezioni di primavera, molto Regionali, un po’ Provinciali ma anche Comunali, hanno confermato che Berlusconi elettoralmente in qualche modo resiste. Nonostante tutta la «cattiva stampa» che si era meritato per le nefandezze commesse alla vigilia del voto. Perde consensi, sì, ma la sfanga nella palude, Caimano appena un po’ meno guizzante, pressato e condizionato dal Lucertolone Verde della Lega, che non è «di plastica» o rifatta dal chirurgo plastico della politica. E nel bene e nel male questo si vede. E si vota. E l’opposizione, e i corifei spesso sfiatati della stessa, se ne dolgono e se ne meravigliano ancora. Che se ne dolgano è normale, ma il loro «dolore» peraltro solitamente ben remunerato, rientra nella casistica del «chi è causa del suo mal...».
Alla Camera dei deputati si lavora solo 16 ore alla settimana, e questo “porta alla paralisi”, denuncia il suo presidente di centrodestra adocchiato dal centrosinistra. Al Senato invece solo 9 ore a settimana. Ma questo stesso Senato nella sua Commissione Giustizia fa le ore piccole e si scazza di lunedì (quando riposano anche i barbieri) per far approvare l’emendamento al ddl anti-intercettazioni: la maggioranza forza, l’opposizione oppone. Carta vince, carta perde. È contraddittorio il ritmo lavorativo del potere legislativo, in questo caso del Senato (Sono Paraculi Questi Ribaldi) e poi vedremo alla Camera (anche se in previsione sembra Siena-Inter...), di fronte allo stakanovismo mirato al bavaglio? Oppure le due fasi sono complementari?
Corrado Giustiniani, prestigiosa firma de "Il Messaggero", cartaceo e su internet, e collaboratore de Il Fatto Quotidiano, ha scritto questo commento a "I nuovi mostri". Aspetto i vostri. O.B
Caro Oliviero, il tuo non è affatto "un pamphlet non troppo pretenzioso", come dici a un certo punto della tua narrazione. "I nuovi mostri" è un libro solidissimo, che trabocca indignazione da tutti i pori: atteggiamento dello spirito sempre meno in voga tra i giornalisti, impigriti, impauriti e rassegnati, e tra gli intellettuali, categoria che non mi annovera, avvertendo me stesso piuttosto come un "muscolare" dell'informazione. Ho trovato tanti spunti preziosi, attraverso le tue pagine, di come siamo cambiati nell'arco di pochi decenni, da Pasolini a Citati, dall'arroganza del Palazzo all'invasione della mafiosità, nell'attuale Residence.
In quest’ultimo fine-settimana sono stato a Torino, al Salone del libro, a presentare Dopo di Lui il diluvio, edizione Chiarelettere. E fin qui, direte giustamente, “ecchissenefrega”. Ma nell’occasione ho avuto modo di scattare quattro fotografie politiche, anzi politicissime cui magari alla fine metteremo le virgolette, sullo stato del Paese. Naturalmente se la politica è o dovrebbe essere soprattutto il rapporto tra i cittadini e il potere, e i cittadini tra di loro. Chiamiamola politica della quotidianità per distinguerla dalla politica politicante di tutta, ribadisco “tutta”, questa classe dirigente dedita solo agli affari. I loro.
Il manifesto di losbarco.org Siamo un gruppo di italiani/e che vivono a Barcellona. Insieme ad amici (non solo italiani) assistiamo seriamente preoccupati a ciò che avviene in Italia. Certo la crisi c’è anche qua, ma la sensazione è che la situazione nel nostro Paese sia particolare, soprattutto sul lato culturale, umano, relazionale. Il razzismo cresce, così come l’arroganza, la prepotenza, la repressione, il malaffare, il maschilismo, la diffusa cultura mafiosa, la mancanza di risposte per il mondo del lavoro, sempre più subalterno e sempre più precario. I meriti e i talenti delle persone, soprattutto dei giovani, non sono valorizzati. Cresce la cultura del favore, del disinteresse per il bene comune, della corsa al denaro, del privato in tutti i sensi. In Spagna, negli ultimi mesi, sono usciti molti articoli raccontando quello che avviene in Italia, a volte in toni scandalistici, più spesso in toni perplessi, preoccupati, sconcertati.
Nell'ambito dell'iniziativa I Giovedì di Chiarelettere Oliviero Beha presenta il suo ultimo libro "Dopo di Lui il diluvio" (in libreria dal 13 maggio). Intervengono con l'autore Mario Sechi, direttore de "Il Tempo" e il dottor Luigi Cancrini. C/o libreria Melbookstore, via Nazionale 254-255 (Roma) - ore 18.
di Sara Belotti, Car&City - il settimalane di Milano, 14 maggio 2010
«Après nous, le déluge!» Questa è la citazione su cui si basa il titolo dell’ultimo libro di Oliviero Beha. Per capire chi è il “lui” del titolo e di quale diluvio si tratta lo abbiamo chiesto direttamente all’autore.
«Il titolo del libro è prima di tutta una citazione storica: Luigi XIV, il Re Sole, durante il suo regno ha dilapidato una fortuna; dopo di lui Luigi XV ne ha raccolto l’eredità e ha continuato a sperperare le ricchezze senza preoccuparsi del popolo. Madame de Pompadour, sua amante ufficiale, usa proprio le parole “dopo di noi il diluvio” per indicare che le finanze dello stato saranno prosciugate dopo la morte del sovrano e la Francia avrà dei seri problemi. Al di là della metafora, la tesi che analizzo nel libro è che l’Italia sia molto più malata di quello che ci immaginiamo, che ci sia cioè un buco enorme, una voragine che nessuno oggi vede. Sono tutti ciechi, non riescono a vederlo perché attualmente è riempito da Berlusconi. Quando l’abisso si manifesterà vedremo le conseguenze».
AGI - Roma, 13 mag. - "Dopo di lui il diluvio", di Oliviero Beha, è uno dei volumi, in libreria dal 13 maggio, che l'editore Chiarelettere presenta al Salone del libro di Torino, sabato prossimo. "Lui" è Silvio Berlusconi, prototipo, scrive Beha, del "berlusconismo" che ha attecchito a destra e a sinistra. Giornalista di carta stampata, radio e tv, autore teatrale e poeta, Beha parte dagli sciacalli di cui parlava Tomasi di Lampedusa per descrivere l'Italia di oggi, nelle sue macerie morali e immateriali, e, soprattutto, intuire quella del futuro... Leggi la premessa (pdf) La scheda del libro
13.05.2010 IL BADANTE / Il governo vulcanico Due sono state le voci forti ascoltate di recente: quella del vulcano islandese e quella di Pier Ferdinando Casini. Il primo vuole imporre un governo vulcanico alle cose, il secondo suggerisce un governo tecnico o di salute pubblica alla politica italiana. Messo alle strette, preferisco il governo vulcanico. Da un certo punto di vista mi dà più garanzie, più sicurezza, so con chi ho a che fare. Lo temo, ma vivaddio è un vulcano e volerò un po’ di meno. Il governo tecnico in sé non sarebbe né “il male assoluto” né davvero qualcosa di inedito. Lo chiamo tecnico perché con quel che accade in Italia cercherei di risparmiare rispettosamente il sintagma “salute pubblica”, sia in senso figurato che letterale. Andremmo a sbattere in entrambi i casi… Non sarebbe un male dicevo, e indipendentemente dalla sua contrapposizione al governo uscito dalle urne democraticamente come dice il saggio di Lorenzago, Calderoli. Di questo aspetto parlerò alla fine.
PER LA LIBERTÀ D'INFORMAZIONE, PER LE LIBERTÀ COSTITUZIONALI
All’appello contro la legge bavaglio sulle intercettazioni hanno già aderito oltre 40.000 persone, gruppi, sindacati e associazioni.
All’appello hanno dato il loro sostegno alcuni tra i maggiori costituzionalisti italiani:
Valerio Onida, Presidente dell’Associazione dei costituzionalisti italiani; Alessandro Pace, già Presidente della stessa associazione; Gaetano Azzariti; Lorenza Carlassare; Mario Dogliani; Gianni Ferrara.
Per approvare il disegno di legge è stata impressa una vistosissima accelerata ai lavori parlamentari Sono previste sedute mattutine, pomeridiane e notturne della Commissione Giustizia del Senato per concludere l’esame di un testo dall’impianto proibizionista e punitivo. E’ indispensabile moltiplicare gli sforzi per rafforzare l’opposizione a questo attentato alle libertà costituzionali.
Si dice e si scrive da tempo del “mussolinismo mediatico” di Berlusconi. Il suo balcone sarebbero o sono naturalmente le televisioni, meglio se unificate. Ma se il premier volesse ripristinare il balcone fisico, letterale, in una botta di storicismo applicato, oggi non potrebbe. Perché? Ci arriviamo. Non vorrei partire dal Ministro dei Beni Culturali, lo “charmant” Bondi adesso assai chiacchierato perché ha affidato il restauro degli Uffizi a un ingegnere/parrucchiere sospetto di collegamenti mafiosi. La magistratura inquirente indagherà e casomai quella giudicante giudicherà. Neppure vorrei dedicarmi al Colosseo che frana di notte, quindi per fortuna senza vittime, in armonia con la Domus Aurea e con chissà quanti altri monumenti dissestati, non sorvegliati e non “curati” in alcun senso: la spiegazione è che ci vogliono 23 milioni di euro che lo Stato non ha e forse lo sponsor Della Valle e company sì. Questioni di priorità e di scelte politiche.
A cinque anni da "Crescete & prostituitevi" esce l'ultimo pamphlet di Oliviero Beha dedicato alla radiografia dell'Italia in cui Berlusconi è agli sgoccioli. Ma dopo di lui verrà il diluvio perché attualmente il Caimano riempie la voragine al centro del Paese che si vedrà in tutta la sua ampiezza quando non ci sarà più lui a coprirla, nascondendola. o.b.
L’ex ministro Scajola esce dal fortino ministeriale con una tesi difensiva appena diversa da quella degli ultimi giorni: forse qualcuno gli pagava le case a sua insaputa. C’è una leggerezza nel parlare di denaro in un Paese le cui fasce più deboli non ne hanno più che davvero innamora, e dovrebbe far riflettere oltre il Faro Ligure che aveva già illuminato Marco Biagi alla memoria. Ma seguendo come Pollicino le scie del denaro si arriva un po’ dappertutto, dalla delinquenza organizzata nelle cosche all’evasione fiscale. Roba vecchia, vero? Passiamo al denaro in altre forme, allora. Vi regalo i dati su quanto spendono gli italiani nel gioco, nei giochi.
Caro Bersani, ho visto sulla copertina de l’Espresso che si sta cercando l’antagonista per battere Berlusconi. Eccomi qui.
Guardi che foto! Un sorriso rassicurante, che sprizza l’ottimismo e la serenità di cui questo paese ha bisogno.
Una quarantenne taglia 40, che rivendica con orgoglio la sua prima misura di reggiseno. E di questi tempi sono battaglie che richiedono tenacia, convinzioni profonde, determinazione nella difesa dei propri valori.
Come forse sapete il Consiglio Regionale si insedierà probabilmente il 18 maggio; intanto stiamo preparando l’organizzazione e studiando gli impegni che ci aspettano (con alcune novità di cui racconteremo su questo sito nei prossimi giorni). Intanto, nel palazzo del Consiglio di via Filzi, in un limbo di arrivanti e partenti, arrivano le lettere di congratulazioni per tutti i neoeletti: quelle belle missive impersonali stampate al chilo e con il nome e cognome schizzati di fretta a penna.
Sarà una “guerra pacioccona”, alla Attalo, oppure “un’insanabile frattura” modello “ I duellanti”, di Ridley Scott? La prima, la prima che ho scritto… Mentre infuria la “resa delle conte” (dei parlamentari) tra Fini e Berlusconi c’è però come sempre chi ha mangiato la foglia di “destra & sinistra”, qualcuno che dice qualcosa di importante magari non volendo. E questo qualcuno è sempre Lui, “il migliore di noi”, “il migliore dei peggiori”, il “Togliatti del consumismo”: Silvio. Ha scandito: “Il Pdl è nato per riunire tutti coloro i quali non si riconoscono nella sinistra di cui disponiamo”. Anche senza fare il Napolitano acribico sugli aggettivi con il premier, qui c’è tutta la crisi italiana ormai da una generazione abbondante. “La sinistra di cui disponiamo” significa intanto che ne dispone Lui, di riffa o di raffa. E dal 1996 è la storia di “questa” sinistra, convenzionalmente chiamata così. Ma significa anche “la sinistra di cui disponiamo” noi tutti, in questo Paese. Ed è sempre la storia di “questa” sinistra, dal punto di vista di chi la vota. Contrapposta alla “destra” tale per definizione nelle parole di Silvio perché identificata a contrariis, cioè nel “non” essere la sinistra (“di cui disponiamo”).
Pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 14 aprile 2010
Vediamo come finirà la “storia” di Emergency e dei tre operatori “sequestrati”. Intanto, “per motivi di sicurezza”, gli altri hanno dovuto lasciare l’ospedale “incriminato”. Risultato, secondo Gino Strada e non solo lui: niente più testimoni.
Ma almeno una cosa è già chiara, e dobbiamo questa chiarezza in gran parte al ministro della Difesa, La Russa, e in subordine al ministro degli Esteri, Frattini. Il secondo, più prudente del primo forse perché uomo dello Stato, anzi del Consiglio di Stato del quale tutt’ora fa parte, si è limitato all’inizio, sulla base di uno straccio di informazione, a dire “vergogna!”, ma riferito ai tre “simil terroristi”. Adesso ripiega. Il primo invece, noto alle cronache come l’avvocato Ignazio che “Striscia la Notizia” ha elevato a figura pubblica ben prima del suo ministerio, in un’intervista a “La Stampa” ier l’altro aveva già schiaffato Emergency dalla parte del “male”, ricollegandola per il “rischio che abbia allevato degli infiltrati” ad altri periodi, in analogia con “il Pci e le Br e il Msi coi Nar”.
L'occasione per ricordare quando il Parlamento non era un ipermercato
Vorrei parlare del senso della patria, e dello Stato. Se state pensando alla figura barbina fatta dal nostro Ministro degli Esteri sul caso Emergency (i tre “sequestrati” dell’organizzazione umanitaria in Afghanistan), prontissimo a esplodere all’impronta in un “Ci vergogniamo” (ma dei tre…) prima ancora che si sapesse bene come fossero andate le cose, per poi ora ripiegare su un “li faremo difendere da un legale”, sbagliate. Informatevi un po’ su Emergency e su Frattini e poi mi saprete dire.
No, vi vorrei parlare qui di qualcosa di assai più attuale: del Risorgimento italiano. Ieri pomeriggio sono stato alla presentazione di un libro alla libreria Argonauta di Roma, una piccola ma viva “bottega” di libri di viaggio inteso in tutti i sensi. Era “Bella e perduta. L’Italia del Risorgimento” edizioni Laterza, del noto storico Lucio Villari. Completava il quadro un altro storico rinomato, Carlo Vallauri. Si è parlato del libro ma soprattutto di un periodo della storia patria, dalla discesa di Napoleone nel 1796 fino a dopo Garibaldi, in cui le “eccellenze italiane” non erano solo il vino, la cucina e la Ferrari bensì una classe sociale borghese che sulla scia della Rivoluzione francese cercava di unire l’Italia frammentata di allora.
Nelle ultime due settimane qui per due volte Massimo Fini è intervenuto “sulle” donne, interpretato come “contro” le donne. Ruotava tutto attorno al termine “nemica”. Sarà perché a modo mio sono “anche” una donna, ma mi è parso sbagliato ed equivoco il termine e tutta la discussione che ne è seguita. Che nel suo spessore lascio ai posteri con l’indicazione che spesso “una donna è un uomo ben riuscito”…
Quel che mi interessa è l’equivoco. Di cui siete a conoscenza, perché se state leggendo quello che scrivo leggete questo giornale, i cui numeri ha fornito il direttore giorni fa, alludendo anche alla “libertà” di Fini di scrivere quello che ha scritto giocando su un “abuso di libertà”, che è “l’unica forza che abbiamo”. E anche questo l’avete letto, se state leggendo.
Non credo che ci sia un “abuso di libertà”. E non sono sicurissimo che la libertà, che io virgoletterei sempre per prudenza, si misuri sulle intemerate di Massimo. Casomai su temi che non si possano toccare, o su partiti presi, o su rapporti di forza ingessati e inimpugnabili, insomma su tutto ciò che fa umanamente e professionalmente parte della vita di un organismo appunto vivente come un giornale. Se è vivo. E questo lo è. Quindi a parte Fini, le donne, gli abusi, la libertà e la forza, rimarrei agli equivoci.
Se qualche lettore, prima o invece di perdersi nel “tifo” che sostituisce di solito un qualsiasi ragionamento, avesse voglia e tempo di dare un’occhiata a questi mesi di Indietro Savoia, forse si farebbe un’idea sulle elezioni di ieri e ier l’altro: dico quella che esse possono soddisfare o deludere, ma non sorprendere nel loro risultato. Alla moviola, o quasi. Con quello che sta accadendo nel Paese e la crisi profonda in cui versa, qualcuno finge stupore per l’astensionismo, per il fatto che siamo già (già ? ma quanto ce ne è voluto?) a oltre un italiano su tre che non vota, con punte in Regioni come la Lombardia e il Lazio e in metropoli come Milano e Roma?
Non ci posso credere. Recitano. E che il movimento di Grillo a 5 stelle o a quante ne volete voi prenda voti contro “questa” politica davvero riesce a stupire qualcuno? Può addolorare chi ragiona sui numeri a sinistra (?!?), e dice che con i voti di Grillo o quelli ipotetici dell’astensione il Pad avrebbe vinto in 8 0 9 e magari in 10 Regioni,invece che solo in 7. Salvo dover ammettere che “questa” politica contro cui ci si astiene o si vota i grillini è ampiamente collegata anche al Pd.
Pubbliocato su Il Fatto Quotidiano del 31 marzo 2010
Uno dei segnali più forti, se non il più forte in assoluto, arrivato da questa campagna elettorale va oltre la campagna stessa, i numeri, le percentuali, gli umori, le resipiscenze. Insomma il diritto a capire che cosa sia avvenuto e anche il diritto a non capire, quest’ultimo a occhio assai più frequentato del primo. Mi riferisco a quello che ho visto domenica scorsa sul Tg3 delle 19, nello studio in cui ero per il mio consueto commento sportivo o parasportivo domenicale.
Da L’Aquila il cosiddetto “popolo delle carriole” era tornato in piazza, nel centro da ricostruire, malgrado il divieto della Digos che ne aveva “antropologicamente” e argutamente colto l’aspetto elettoralistico. Come sarebbe, avranno pensato i tutori dell’ordine, qui si fatica tanto per far svolgere delle elezioni corrette, e poi un popolo o popolino di disgraziati vuole irrompere in piazza e naturalmente anche nella conseguente piazza mediatica della tv per godere di questa visibilità politico-elettorale? E io Digos te lo impedisco per il rispetto delle regole. Ma perché allora ho potuto vedere le immagini di gente comune, e commovente, che si dava da fare con le carriole per facilitare l’asporto di inerti e salvare tra essi il salvabile? Roba loro, eh, per carità, gli sciacalli sono altri e parlano al telefono e hanno a che fare con il Balducci della “cricca della Ferratella” in quota Bertolaso. Certamente la Digos sa tutto anche di costoro e si regola di conseguenza. Ho potuto seguire la domenica delle palme in tenuta da carriole perché gli aquilani avevano nascosto in centro, oltre la “dogana” delle forze dell’ordine, i loro “strumenti di lavoro”.
Sono qui, a cinque giorni da un semplice voto reso poltiglioso dal pasticcio delle liste e dall’ingorgo istituzionale susseguente, in mezzo al guado del Tevere. E guardo un po’ di là e un po’ di qua. Di qua vedo Berlusconi che fa giurare canoramente a Piazza San Giovanni i suoi ministri e i suoi candidati come se stessero mettendo la mano sulla Bibbia. Di là vedo il Cardinal Angelo Bagnasco, stimatissimo e riveritissimo Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, che fa un discorso assai condivisibile sul rispetto per la vita degli immigrati che credo tutti dovrebbero ascoltare. Che si siano scambiati i ruoli, o sono io che sto confondendo le direzioni del mio sguardo?
Di qua poi vedo Berlusconi che scrive al Papa per congratularsi della lettera inviata da Sua Santità al clero irlandese circa la nerissima vicenda della pedofilia. Non ha scritto a quello tedesco, né in passato a quello americano. E invece a quello irlandese sì. Bene, benissimo la lettera, sia di Benedetto XVI che di Silvio III. Anche se metterei la firma sul fatto che nel primo caso parte della Chiesa predicasse meno e razzolasse meglio. Anche se il comportamento di Berlusconi a detta di tutta la stampa mondiale e della sua ex moglie non è da portare proprio ad esempio, se la morale è la morale. Ma succede, non è vero? E il cosiddetto “moralismo” è ormai una colpa peggiore della pedofilia…
Appuntamento ogni giovedì su www.inuovimostri.it con la video rubrica "La Resistenza parlante" di Oliviero Beha.
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Sono sempre più interessato alla vita, le opere e i miracoli del Cavaliere Inarrestabile, ma non tanto per la preoccupazione per quello che farà, dopo quello che ha già fatto e sta facendo. Piuttosto penso al dopo. Se è vero che quando smetterà o verrà fatto smettere dal “voto democratico” lascerà come credo una voragine difficile da riempire per generazioni, è anche vero che questo enorme cratere di un Paese ormai in retromarcia da un pezzo lo colma lui praticamente da solo. Se il buco non si vede, è per merito o colpa sua. Ci sta dentro completamente. Dunque ciò che fa e ciò che è o rappresenta va analizzato per il presente e per il futuro al di là del “tifo” per lui e contro di lui e della “resistenza partigiana” magari non al caviale ma almeno all’amatriciana. Per esempio il Cavaliere Inarrestabile ci dice che nei tre anni restanti di legislatura sconfiggerà il cancro e le mafie. Sono boutades, senza approfondimenti, d’accordo.
20.03.2010 IL BADANTE / Nei panni di Berlusconi Anche se era tutto scritto, nelle stelle o nella deriva italiana, gli ulteriori sviluppi del caso-Berlusconi non finiscono di stupirmi.Non perché appunto non fossero largamente prevedibili, quasi un’inerzia del peggio che rotola sul piano inclinato dove poggia stortignacolo il sistema-paese, ma perché “semplicemente” tutto ciò accade davvero, e sotto i nostri occhi, senza troppi segreti. Così, mentre i giudici (alcuni) e i giornalisti (pochini) fanno meritoriamente opera professionale nello svelare invece che velare le cose, ho pensato a un altro genere di opera, nel tentativo di capire meglio: un’opera virtuale, immaginativa, psicanalitica o subpsicanalitica, pur da osteria. Mi sono messo nei panni di Silvio, in un transfert istantaneo e “nominalistico”. Eccomi, sono Silvio. Partiamo da quando Nanni Moretti mi ha chiamato il “caimano” nell’omonimo film.
Pare sempre più difficile ragionare, e se apri bocca, in questo paese di tifosi in cui anche il calcio “naturalmente” è andato a farsi fottere in termini di credibilità, o sei “comunista” o sei “berlusconiano”. E in questa ridicola contrapposizione tra partiti dell’odio e dell’amore si affonda tutti. Beh, non proprio tutti.
Prendete i guadagni dei manager o quelli dei nostri parlamentari a tabella i più ricchi d’Europa, o l’allegro Berlusconi che tra il 2007 e il 2008 ha guadagnato 9 milioni di euro in più. Antiberlusconismo? Ma non sono numeri ufficiali? Allora anche i numeri sono antiberlusconiani? Se vi siete già irritati fin qui, non siete filo-berlusconiani, cosa in sé legittima anche se a rischio di complicità quando in ballo ci sono dei reati, siete qualcosa di più grave: dei negatori dell’evidenza. Perché forse bisognerà smetterla di considerare la grave crisi dell’Italia in termini da bar, da anti o da filo, e tornare ai fatti. Anzi, ai numeri così da evitare che il tifo, meglio se cieco e comunque “acritico” per antonomasia (la mia squadra è “sempre” migliore della tua) ottunda qualunque ragionamento.
Ci risiamo, dopo che il Governo Berlusconi ci aveva già provato nel 2002 a cancellare l'art 18 dello Statuto dei Lavoratori (Legge 300 del 20 maggio 1970), ma non ci era riuscito, ma solo grazie alla ferma opposizione della Cgil (c'ero anche io al Circo Massimo, quando la Cgil organizzò la più grande manifestazione in difesa dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, portando in piazza 3 milioni di persone) , adesso ci riprova con il Ddl lavoro, introducendo l'arbitrato nelle controversie di lavoro.
Attenzione a scherzare con il fuoco, ci si brucia un po’ tutti, innocenti e colpevoli. Assodato il concetto di “ladri e cialtroni” per quello che è successo con le liste escluse/reincluse/in bilico, e condiviso il banalissimo “mantra” per cui sono le regole da rispettare che fanno la democrazia com’è e come dovrebbe essere senza prese per i fondelli di “interpretazioni” e differenze tra “forma” e “sostanza”, veniamo al resto. In due punti. Il primo riguarda il fatto che la richiesta di rispetto e rigore vale sempre e per chiunque, sotto lo stesso cielo e in occasioni diverse. Scontato spero che se fosse accaduto alla Bonino o a chiunque dell’opposizione il pasticcio della presentazione ritardata e truffaldina delle liste, l’atteggiamento sarebbe stato identico a quello tenuto da tutto l’arco in regola, da Casini a Di Pietro. E per ragionare su questa “scontatezza” faccio una comoda digressione nel calcio, ipercomprensibile.
Intervento della sen. Donatella Poretti, Radicali-Pd
La legge elettorale toscana di fatto impedisce agli elettori di scegliere i propri consiglieri regionali (liste bloccate, listini regionali e soglia di sbarramento). Ma non basta. Anche a liste presentate e accettate c'e' rischio che una interpretazione truffaldina e burocratica privi gli elettori di scegliere il proprio Presidente, nonostante dica di basarsi sul principio del suffragio diretto.
La Lista Bonino-Pannella ha depositato la necessaria documentazione in Corte d'Appello di Firenze per il listino regionale, e nei rispettivi tribunali di sei delle dieci province. Ma per la Regione Toscana l'assenza delle liste provinciali inficia la presenza, in quelle province, anche del listino regionale. Per questo stamane, grazie all'avv. Claudia Moretti, ci siamo rivolti al Tar con il ricorso appositamente previsto in materia elettorale e ulteriormente ribadito dal cosiddetto decreto "salvaliste" del Governo nazionale, che prevede il ricorso "immediato" al Tar.
Dal momento che la cronaca impazza non più quotidianamente ma “ad horas”, su una vicenda cruciale come le decisioni “arbitrali” sulle liste escluse/riammesse/escluse, il decreto, le polemiche, la “piazza” tirata sempre per i capelli in forma più o meno “ricattatoria”, se non avete nulla in contrario prendo un po’ di distanza. Ma sì, staremo a vedere che succede, tra mezzora, o nel pomeriggio, o domani… ma intanto lavoriamo sul certo. E il certo è Berlusconi e la sua grande occasione. Sprecata. Perduta.
03.03.2010 IL BADANTE / Cinema Italia Troviamolo in fretta, e assegnamogli ad honorem e per acclamazione l’Oscar per la migliore sceneggiatura. Il film come sapete si chiama “Italia 2010” ed è frutto di una regia collettiva. O meglio, di un certo numero di persone. Sembra un film a episodi, tipo “I mostri” o “I nuovi mostri” di tanti anni fa e non certo l’ultimo orrendo remake. In realtà è davvero quella che si dice una pellicola corale. Mi limito qui a segnalarne alcuni spunti, per invitarvi a non perderlo. Anche perché è già uscito nelle sale, è in tv, su Internet, sui giornali, e temo che se non state attenti oltre ad “uscire” se ne andrà proprio per conto suo svicolando la coscienza del pubblico cui è dedicato. Intanto, in un giorno di tensione per il bavaglio all’informazione politica, i talk-show Rai sospesi, l’attentato alla democrazia e simili, esce la notizia che è stato ritrovato qualcosa a quel che sembra importante circa il romanzo postumo di Pier Paolo Pasolini. E chi annuncia il ritrovamento? Alberto Asor Rosa? Tullio De Mauro? Ninetto Davoli? Macché. Dall’Ansa di ieri: “Il senatore del Pdl Dell’Utri ha annunciato la scoperta di un dattiloscritto scomparso di Pasolini sui misteri dell’Eni. “L’ho letto ma non posso ancora dire nulla – ha detto Dell’Utri – è uno scritto inquietante per l’Eni”.
03.03.2010 INDIETRO SAVOIA / Non dovrebbe essere un Paese per vecchi Il refrain della sigla della trasmissione radiofonica quotidiana, primo pomeriggio di Radio Uno Rai, “Ho perso il trend”, con Ernesto Bassignano ed Ezio Luzzi, dice, riferito all’Italia contemporanea: “non è un paese per vecchi ma è un paese per ricchi”. Sul fatto che sia un paese per ricchi, soprattutto per gente che ricca ci diventa non con il sudore della fronte ma con i trucchi, gli appalti illeciti, la corruzione, la concussione ecc. nel paradiso dell’illegalità e nel purgatorio dell’incertezza, ci sono pochi dubbi. La cronaca quotidiana parla per me e per tutti. Quanto ai vecchi non so se le classifiche gerontologiche aggiornate ci mettano al primo o al secondo posto del pianeta, in un confronto memorabile con il Giappone.
Roma, 26 Febbraio 2010. L'operazione e' riuscita ma il paziente e' morto. Parafrasando, si potrebbe cosi' definire la sentenza delle sezioni riunite della Corte di Cassazione che, pur mantenendo l'accusa di corruzione, ne ha prescritto il reato per decorrenza dei termini. Ci riferiamo ai processi Fininvest-GdF e All Iberian che hanno visto coinvolti l'avvocato inglese David Mills e il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Prescrizione intervenuta grazie ad una legge voluta e votata dalla maggioranza di centrodestra del Parlamento, che ha ridotto i termini di prescrizione da 15 a 10 anni (1) e che ha visto stralciata la posizione del presidente Berlusconi con l'approvazione del cosiddetto "lodo Alfano" (2), poi dichiarata incostituzionale.
Pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 24 febbraio 2010
Sabato torna in Piazza (del Popolo) a Roma il “popolo viola”. E già si è ricominciato a parlare di “antipolitica” e altre menate del genere, che perseguitano tutti coloro i quali non abbozzano di fronte al precipizio del Paese. Intero. “Antipolitica” mentre la politica si è disintegrata sostituita dai Comitati d’Affari?
“Antipolitica” di fronte alla casta-cosca-oligarchia che si è impossessata della democrazia per trasformarla in “Cosa loro”? “Antipolitica” mentre la Moratti di fronte a un assessore con la mazzetta in bocca dice per tranquillizzarci “non è come Mani Pulite” e intanto la ’Ndrangheta occupa vistosamente anche il Nord Italia?
Siamo diventati più di 45.000 a chiedere ai candidati alle elezioni regionali di dichiararsi contrari al nucleare. Insieme a te, hanno aderito pubblicamente all’appello anche personaggi del mondo dell’arte e dello spettacolo come Lello Arena, Bernardo Bertolucci, Andrea Camilleri, Ascanio Celestini, Elio Germano, Beppe Grillo, Sabina Guzzanti, Diego Parassole e Valerio Mastandrea.
Pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 17 febbraio 2010
Da dopo Tangentopoli e Mani Pulite si è avviato un doppio golpe, e sotto gli occhi di tutti. Non che prima di quegli anni “formidabili” il paese fosse eccessivamente democratico, legalitario, etico, morale. No, questo rischio non lo correvamo e prima o poi qualcuno dimostrerà dati ed episodi alla mano che Berlusconi è figlio non solo di Craxi ma anche di Andreotti, De Mita e (udite) Agnelli. Ma si andava avanti, o si faceva finta di. Oggi due tipi di golpe, interrelati, stanno arrivando al capolinea della trasformazione degli italiani in post-italiani e della Repubblica democratica “fondata sul lavoro” (sic! sic! e ancora sic!) in una Oligarchia di Magnaccioni fondata sulla corruzione. Penale e morale. Dice bene Gerardo D’Ambrosio: un’altra stagione come quella del pool di 18 anni fa (non siamo all’anniversario del “mariuolo”?) non è oggi possibile perché è venuta a mancare l’indignazione popolare. Stiamo parlando dunque di un golpe bianco e di uno marrone.
17.02.2010 INDIETRO SAVOIA / Elezioni nel Lazio, i candidati rimuoveranno i cartelloni e i manifesti abusivi o Tra meno di sei settimane si va al voto regionale. Impazzano le campagne in ogni dove, con una cartellonistica da paura che invade città, cittadine, paesi, paesini. Come sempre, ma a quel che pare dai dati dei radicali più di sempre, la cartellonistica e i manifesti non lasciano un centimetro di respiro pescando abbondantemente nell’abusivismo che certamente - come sempre - i partiti rimuoveranno con una legge magari anche preventiva.
16.02.2010 La par condicio non è una medicina ma il sintomo di quel morbo che è il deficit di democrazia Il mio amico Oreste Lionello, “intellettuale fragile” purtroppo scomparso un anno fa, cui ho dedicato il mio saggio I nuovi mostri, edizioni Chiarelettere, partecipò a una puntata di Porta a porta impostata se non ricordo male sulla bellezza, la magrezza, l’alimentazione sana, le diete eccetera. In studio c’era il gruppo del Bagaglino, Oreste compreso. La conversazione prese una piega appena differente, e in uno scambio Lionello corresse Vespa che aveva accennato a Mussolini e Berlusconi.
05.02.2010 INDIETRO SAVOIA / Berlusconi tra barzellette e latino: quando il cavaliere copiò la versione dell' " Ho quasi sempre apprezzato le barzellette che racconta Berlusconi, e non lo scrivo da destra o da sinistra, nel tifo organizzato del Paese (destra e sinistra non esistono praticamente più, sono convenzioni nominalistiche che coprono la trasformazione della politica in comitati d’affari). No, il mio apprezzamento è diciamo così “estetico”.
01.02.2010 Il rigido inverno dei giornalisti minacciati Roberto Rossi ha scritto per Ossigeno questo commento a proposito delle minacce al giornalista Michele Albanese del Quotidiano della Calabria
Lo abbiamo detto, continuiamo a dirlo: che in questo Paese a far bene il proprio lavoro si rischia la vita. Che per una strana alchimia, è incredibilmente facile e frequente minacciare un giornalista, ma è terribilmente difficile provvedere seriamente alla protezione sua e della sua famiglia. E tutto questo è avvilente, e mortificante.
Mortificante non comprendere che tutelare un giornalista minacciato di morte deve essere automatico, come attivare anticorpi a difesa della democrazia.
Si dice che il Diavolo si nasconda nei dettagli. In questo paese è ormai il contrario. È un paese di diavoli e diavoletti in scala, che si nascondono in un dettaglio specifico, quello della lingua che parlano. Partiamo da quest’ultima. Una settimana fa Berlusconi (Diavolone) va a L’Aquila e il “Corriere della Sera” di De Bortoli (Diavoletto) racconta con chiarezza i particolari della sua visita.
Compreso l’episodio di un gruppo di giovani che mostrano con giustificato orgoglio al premier la maglietta bianca con la scritta “L’Aquila per Berlusconi”. Solo che uno di loro (diavoluncolo) tra virgolette corrieresche chiosa: “Grazie presidente per averci garantito un terremoto di lusso”. Fine.
Nessun commento del giornale, nessuno strascico, tutto normale. Un terremoto di lusso? Ma sono tutti impazziti? Che lingua parlano, che lingua riportano e soprattutto in che lingua pensano quel ragazzo e chi ne dà conto professionalmente?
Eh sì, basta con Craxi. Ma come, basta con Craxi? Ne parlano tutti, a dieci anni dalla morte, quasi l’anniversario oscurasse quei 70.000 (ma dicono che potrebbero arrivare a 200.000… sì, vabbene, ma sono lontani, è la classica “strage chilometrica” del giornalismo…) già travolti dal terremoto di Haiti, e tu decidi che basta così? Ma lo sai chi è stato Craxi? Bè, sì, il presidente del Consiglio, quello di Sigonella, l’uomo forte anti-americano, la zeppa anzi la lineetta tra catto e comunisti prima del crollo del Muro di Berlino… E poi la “vittima” di Tangentopoli. La vittima di Tangentopoli? Sì, l’ha detto Schifani, mica robetta, e anche Napolitano con la frase sulla “durezza senza eguali”…
Assistendo alla ripresa della politica 2010, possono cadere le braccia. Berlusconi ha ripreso ovviamente da dove ha lasciato, cioè dai suoi escamotage anti-processi, l’opposizione è alle prese con un Partito democratico eufemisticamente almeno precario, Casini politicamente avveduto riscuote proprio come Bossi sia pur in territori differenti, Fini ondeggia tra il potere legislativo e quello esecutivo, tra la Camera e il Pdl, Di Pietro recalcitra ma a scartamento ridotto. E in molti si chiedono: che cosa può accadere nella palude del disagio italiano? E’ un’Italia senza futuro, destinata a questo galleggiamento/sprofondamento infinito, condannata a regredire senza prospettive di reale cambiamento? “Reale” e “cambiamento”, due parole. Il cambiamento non verrà, temo, dalla politica di qualunque livello, in un paese che ha smarrito la bussola della politica per regolarsi soltanto sul sestante degli affari, contrapposti o complementari. Se verrà, verrà dalla realtà.
30.12.2009 Dall'Iran all'Italia di Berlusconi: la democrazia va sempre difesa Domenica 13 dicembre i telegiornali italiani serali si aprivano con l’attentato a Berlusconi in Piazza del Duomo e continuavano con la minaccia di Khamenei in Iran di reprimere l’opposizione. Sia Berlusconi che Ahmadinejad sono stati eletti con il voto, anche se il presidente iraniano ha dovuto poi ammettere che c’erano stati brogli anche considerevoli in suo favore “ma in numero assai inferiore al suo vantaggio nettissimo sull’avversario politico”. Metto insieme queste due notizie, perché in quindici giorni le cose stanno precipitando in Iran, come vedete e leggete dappertutto. Non sono mai stato lì, e conosco le cose attraverso media e libri, quindi per via indiretta, anche se Teheran, Qom e altre parti del Paese e dei problemi persiani mi sono stati raccontati da colleghi che ci hanno trascorso molti mesi, magari intervallati, negli ultimi trent’anni.
29.12.2009 Smascherati i bugiardoni Elezioni comunali 2001 e 2006. Dipiazza, Bucci, Camber e compagnia bella alla gente: “La Ferriera, quel cancro va chiuso subito”.
Elezioni regionali 2008. Tondo, Camber, Bucci, Menia e compagnia bella alla gente: “Chiudere la Ferriera sarà la priorità della mia amministrazione. Se sarò eletto Presidente il giorno dopo andrò a Servola a chiedere alla gente come chiudere lo stabilimento”.
La realtà. In otto anni il Sindaco si è rifiutato di firmare l’ordinanza di sospensione produttiva, senza conseguenza alcuna è bene ricordarlo per i lavoratori, come invece fatto tra i tanti dal Sindaco di Piombino il 6 ottobre 2005 nei confronti proprio della Lucchini – Severstal. I cui ricorsi sono stati respinti in sequenza dal Tar della Toscana e dal Consiglio di Stato. Il Sindaco si è rifiutato di sollecitare la Regione a fissare la data della convocazione della Conferenza dei Servizi per la revisione dell’AIA illegittimamente rilasciata dalla precedente Giunta Illy alla Ferriera.
A PRESCINDERE dalle risultanze processuali, libri come "Ecoballe di Rabitti" e film come "Una montagna di balle", storicamente, hanno già descritto le responsabilità storiche di un disastro provocato per profitto. Lucido e agghiacciante profitto per ABI-Impregilo e livelli politici (bipartisan).
Questa mail per "istigarvi" ad occuparvene (spero).
17.12.2009 INDIETRO SAVOIA / Commenti all'aggressione a Berlusconi: molti italiani non conoscono il significato Per arrivare a parlare di Berlusconi, del lancio del souvenir, delle conseguenze politiche del grave atto ecc., ci metterò quasi tutto questo articolo. Pazientate. Del resto sono due giorni che ovviamente e giustificatamente tutti i media ne parlano. Ma come ne parlano? La settimana scorsa, a Berlusconi ancora intatto, c’è stata la commemorazione di un grande italiano scomparso nel 2005, Paolo Sylos Labini. Di professione economista noto nel mondo, di natura, cultura ed etica figura straordinaria nel panorama non solo italiano. Un cittadino vero, impegnato su vari fronti, una specie di “santo laico” difficilmente emulabile. L’ho conosciuto. Ero alla commemorazione. Chi volesse saperne di più lo cerchi su internet esattamente come fa leggendo questo articolo. Tra i tanti interventi su di lui di quel pomeriggio, riassumo qui quello che mi serve oggi.
07.12.2009 Calamita/calamità Caro Dott. Beha, ero il 27 alla Fornace Carotta di Padova. Di Lei conoscevo qualcosa, per averla letta (Italiopoli) e per dissertazioni varie a casa di amici vari, così ne ero incuriosita. Il titolo della serata era accattivante, c'erano ospiti interessanti ed io, così arrabbiata con chi ci "governa" e ben sapendo che sarebbe stato buttare benzina sul fuoco, sono venuta con entusiasmo. Del resto la conoscenza che genera la rabbia è la spinta propulsiva a ribellarsi, a cercare di far qualcosa, almeno a trasmettere alla massa inerte (anestetizzata come giustamente Lei dice) quanta più informazione posso, a voce, tramite facebook, tramite mail... insomma ogni canale è buono...
03.12.2009 Strozzi, strozzini e querele antimafia. A 100 PASSI DAL DUOMO comincia il valzer delle carte bollate Leggo su LA PROVINCIA di domenica 29 novembre l’articolo Show antimafia in tribunale “Assurdo, li denunciamo” (che trovate qui in pdf e riportato in calce) in cui i compagni di partito (PDL) Paolo Galli e Massimilano Carioni parlano di diffamazione perpetrata nei loro confronti con lo spettacolo A 100 PASSI DAL DUOMO scritto da me e Gianni Barbacetto e portato in scena proprio a Varese non molti giorni fa, promettendo strali e querele.
Ammetto che la buona novella (a cui ormai evidentemente abbiamo esercitato una certa abitudine) mi arriva proprio mentre rimiravo le parole del Presidente del Consiglio che promette “strozzi” a chiunque parli di mafia in Italia senza il bollino di certificazione del Ministero della Cultura Popolare che già negli anni ‘30 gestiva la censura teatrale per gli spettacolini di piazza. Quindi oltre a non stupirmi mi deprime per banalità.
Lunedì, 30 novembre 2009, ore 17.00 Giacomo Marramao, Antonio Padellaro, Bruno Tabacci presentano il libro di Oliviero Beha "I nuovi mostri, Un paese senza intellettuali. Un'opinione pubblica imbalsamata. Una democrazia svenuta".
Sarà presente l'autore.
La presentazione si terrà presso la Sala conferenze Fondazione Basso, Fondazione Lelio e Lisli Basso, Via della Dogana Vecchia 5, 00186 Roma
Il No-Berlusconi Day del 5 dicembre? Ci andrò. Credo che sia sufficiente per risolvere la situazione? No, ma aiuta.
Credo che chi lo organizza abbia titolo per presentarsi "a faccia pulita" in piazza? Sì, bisogna far tesoro di questo spontaneismo da saturazione specie quando come questa volta trasforma la piazza virtuale in una piazza fisica. Quindi in questo caso viva internet. Credo che i pezzi di sinistra che più o meno scompostamente aderiranno siano esenti da colpe e responsabilità nell'aver creato una situazione nel paese che ha bisogno anche di un No-Berlusconi Day? No, non solo non ne sono esenti, ma come sinistra, come stampa "repubblicana", come interessi non detti o celati dai medesimi che si battono all'aria aperta contro Berlusconi, c'è davvero poco da stare allegri. Partecipare però significa contarci e dare un segnale vigile anche a chi è "nemico" del Berlusca per modo di dire.
Nel frattempo la giunta della Camera per le autorizzazioni non la concede per l'arresto del sottosegretario Cosentino in "odore casalese" (ma per contratto a Napoli o in Campania devono finire in -ino? Pomicino, Bassolino, Iervolino... e se si fosse chiamato Cosentucci?) e quindi se mai mi fosse mancata una ragione per il 5, me l'avrebbero spiattellata loro davanti con tale mancata concessione, di stampo ovviamente berlusconiano o suberlusconiano.
Ma quando i tre delle intercettazioni sulle scalate bancarie a sinistra, D'Alema, Fassino e Latorre, furono convocati a testimoniare dal giudice Forleo, si presentarono o scapparono? Perché dunque dovrebbero esserci il 5?
23.11.2009 Acqua come bene comune servizio privo di rilevanza economica Come altre volte l'opposizione (i "diversamente concordi" come li ha ribatezzati IlFatto) si lamentano. Si lamentano di non aver fatto in tempo loro a privatizzare l'acqua con la Lanzillotta. Delle quasi 500mila firme raccolte da "acqua bene comune" come sempre si sono perse le tracce. L'acqua è un diritto dell'umanità, non una merce.
17.11.2009 INDIETRO SAVOIA / Abbiamo un classe dirigente di Ogm e rischiamo di diventare un Paese di zombies C’è qualcosa che va oltre il disegno di legge sulla riforma dei processi, la prescrizione breve, il tentativo ovvio del Premier di salvarsi la ghirba tornata a rischio dopo la bocciatura dell’incostituzionale Lodo Alfano. Qualcosa che supera il derby tra coloro che si oppongono, a parole o nei fatti politici (qui è già più dura, a quanto pare, è un Paese forte agli orali ma debolissimo agli scritti cioè quando si tratta di mettere a repentaglio vantaggi e privilegi…), a Berlusconi e gli italiani che lo votano o lo appoggiano “anche” in queste circostanze così scivolose.
Io so i nomi di tutti quelli che assumono cocaina o droghe ancora più pesanti tra i nostri rappresentanti in Parlamento, io so i nomi di coloro che vanno a puttane e a trans, io so i nomi di chi se la fa con i pupi in Italia e all’estero, io so i nomi di tutti coloro i quali hanno comportamenti eticamente riprovevoli. Ma non ho né prove né indizi. Sul piano della legalità basta la loro fedina penale, e per questo la Navicella del Parlamento è già più che sufficiente. Solo che pare non fregare niente a nessuno…
Qualche anno fa, precisamente nell’estate del 2005, uscì per Bur-Rizzoli un mio pamphlet dedicato all’etica italiana, o meglio all’inetica italiana. Si intitolava Crescete & prostituitevi, e anche il sottotitolo in copertina non scherzava: "In una Repubblica fondata sul denaro l’Italia di Berlusconi e di una sinistra in riparazione manda ai giovani un pessimo messaggio". Il libro ebbe successo iniziale, poi un capitolo su Montezemolo (allora presidente di Confindustria e di tante altre cose e nel Consiglio di Amministrazione di Rcs), "Una Weimar all’amatriciana", ne provocò le ire e praticamente il pamphlet morì lì (non se ne doveva parlare).
Pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 23 ottobre 2009
Dicono: di che vi stupite, ve lo deve dire il caso dei coniugi Mastella che è tutta una questione di raccomandazioni? Dicono ancora: ma guardatevi attorno, nella palude italiana, quanti casi vedete di giovani e meno giovani che trovano o difendono il posto di lavoro con merito, perché sanno fare qualcosa e non perché si raccomandano a qualcuno? E il fenomeno non si è esteso anche alle falangi del lavoro precario? E continuando così non ci sarà bisogno di essere raccomandati anche per essere disoccupati sì ma magari in modo meno drammatico e più arrangiaticcio? È un Paese in ostaggio, ricattato da una realtà antica che però scivola su un piano inclinato e lo fa rotolare.
Una premessa e tre domande, il tutto dedicato ai navigatori di questo portale e ai miei (casuali? Volontari? Interessati?) lettori. La premessa è: ma davvero scrivo cose così poco chiare? Per esempio a proposito della seria questione dell’Afghanistan, e dei nostri militari laggiù, qualcuno ha pensato che mi “fingessi” un soldato. Semplicemente ponevo un problema di chiarezza nei rapporti,nel tipo di missione, nelle finalità del singolo, nel rispetto o meno della carta costituzionale, ecc. ecc...
12.10.2009 Circa Napolitano Sono d'accordo sulla sostanza delle cose, e quanto a invocare le dimissioni c'è da riflettere sulle conseguenze. In pratica: se lo si fa "retoricamente" allora è un conto, se davvero ci si aspetta che si dimetta, bisogna ragionare sul fatto che verrebbe eletto in parlamento da 'questi' parlamentari uno certo più maneggevole di lui. Quindi ci si prende una responsabilità e un rischio grosso. Il che non vuol dire che non si possa optare per una sorta di purtroppo motivatissimo "tanto peggio tanto meglio", il che è un rischio fenomenale, da apocalissi ulteriore. Quindi prima ci si chiarisce le idee, e poi ci si muove. o.b.