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02.09.2010
Lettera aperta alla Città di Pisticci

Si terrà questa sera la fiaccolata nel comune di Pisticci, con partenza alle ore 19.00, organizzato dal presidio a oltranza "dal tetto dell'Ospedale di Tinchi di Pisticci (MT)"

Di seguito la lettera aperta ai cittadini di Pietro Tamburano:

Cari amici,
Ho da dirvi poche cose, ma col cuore in mano.
Anch’io, come tanti, sto sul tetto più alto dell’Ospedale di Tinchi da 61 giorni per impedirne la chiusura o la svendita. Dieci anni fa visitai il Sacrario di Bassano del Grappa. Sulle pareti di questo tempio trovai, tra i tantissimi nomi trascritti, quello di Rocco Iannuzziello. Tra le lacrime spontanee fui certo che quel soldato, caduto nella Prima Guerra Mondiale sul Monte Grappa, fosse di Pisticci. In nome di questo vostro concittadino, vi chiedo di aggregarvi nella pacifica lotta per impedire che si chiuda il vostro Ospedale di Tinchi. Ascoltatemi, per cortesia.


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02.09.2010
Beha allontanato dal Tg3 come gli operai di Melfi
di Domenico d'Amati, Il Fatto Quotidiano 2 settembre 2010

La sorte subita da Oliviero Beha dimostra ancora una volta che spesso le vicende lavorative del giornalista assumono un interesse di portata generale perché si riflettono sulla libertà di informazione, che ha la sua prima e fondamentale garanzia nel corretto funzionamento dello Stato di diritto.

Improvvisa decisione Beha è stato destinato al Tg3 come editorialista con un ordine di servizio del direttore generale della Rai in seguito a una sentenza del Tribunale di Roma che ha condannato l’azienda a fargli svolgere le sue mansioni, delle quali era stato illegittimamente privato senza motivi di natura organizzativa, dopo alcune iniziative da lui assunte per contrastare fenomeni diffusi nel mondo. L’improvvisa decisione aziendale di non dare più esecuzione al provvedimento del direttore generale ha comportato anche l’inottemperanza all’ordine del giudice.

Qualcosa di simile a quanto verificatosi a Melfi, con l’aggravante che la Rai è un’azienda pubblica i cui responsabili sono doppiamente tenuti al rispetto della legge e del costume democratico. Si è giustamente detto che mantenendo i sindacalisti Fiat lontani dalle catene di montaggio Marchionne ha leso la loro dignità di lavoratori, che è tutelata dall’art. 41 della Costituzione. Non per nulla questa fondamentale disposizione rientra fra gli obiettivi di “riforma” enunciati da Berlusconi.

La dignità del giornalista coincide con l’esercizio del suo diritto-dovere di informare il pubblico nel rispetto della legge professionale. Nei poteri del direttore di testata non è compreso quello di bandire dal lavoro un suo collega. Il bando equivale a una sorta di censura ad personam. Se un giornalista viene meno ai suoi doveri lavorativi – e questo non è il caso – l’azienda può tutelarsi contestandogli specifici addebiti e provando la loro fondatezza. La messa al bando non è prevista né dallo Statuto dei Lavoratori né dal contratto nazionale di lavoro giornalistico. Anzi, come è stato affermato dalla Corte costituzionale, “il direttore di testata ha il fondamentale dovere di garantire che l’attività affidata alla sua direzione e responsabilità si svolga in quel clima di libertà di informazione e di critica che la legge vuole assicurare come necessario fondamento di una libera stampa”.
La Cortesuprema
Negare a un giornalista la tutela per lui prevista dalla legge significa spingerlo a cercare altrove impropri meccanismi protettivi. In tal modo alle regole dello Stato di diritto si sostituiscono quelle fondate sull’appartenenza. Tale modo di procedere – ha affermato la Cassazione – è lesivo della personalità dei lavoratori, “perché colpisce il loro diritto a essere valutati per le loro qualità professionali e personali, ledendo la libertà di non vincolare la propria attività all’appartenenza a questo o a quel gruppo politico e di non collocarsi in questa o in quell’area di influenza.”
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01.09.2010
La pura verità

La chiusura del mio spazio nel Tg3 domenicale delle 19 mi dispiace tantissimo: per me, per l’azienda, per i telespettatori. Ed è soprattutto per rispetto nei loro confronti che debbo precisare le circostanze della mia “espulsione”, raccontate a modo suo qui (sul Fatto Quotidiano, ndr) ieri dal Direttore, Bianca Berlinguer. Nessuna ironia, solo fatti. Per esempio non ho mai usato la parola “censura”, né in radio né altrove. Ho solo informato gli ascoltatori di Radio 24, lunedì scorso, ospitato per parlare di tifo e tessere, che la sera prima non avevo potuto cominciare i miei commenti domenicali sul campionato. Ho usato il termine “estromesso” e “non previsto”: sono fatti. Potete chiamarli come volete. Vale per il Consigliere Rai Rizzo Nervo solidale con la Berlinguer e per il Cdr che mi “accusa” di non essermi mai rivolto a loro. Ergo, direi il falso e il Direttore il vero. E invece non mi sono mai rivolto a loro perché non avevo e non avrei alcuna intenzione di aprire contenziosi, dunque non ce n’era motivo reale almeno fino a domenica scorsa.

Berlinguer afferma che avrei un contratto con il Tg3 ma del precedente direttore, Di Bella, dal luglio 2008. Sbaglia, e lo sa. È infatti sulla sua scrivania un Ordine di servizio del Direttore generale di allora che mi incarica di svolgere al Tg3 l’opera di editorialista “per sport, costume e difesa del cittadino”. Ordine di servizio chiaramente “impersonale”, susseguente a una mia querela penale per precedente omessa esecuzione di sentenze a mio favore del giudice del lavoro, archiviata proprio di fronte a quell’impegno preso dalla Rai nei miei confronti come “segno di disponibilità aziendale”. Berlinguer cita il “ricatto degli avvocati”. In realtà sta attaccando così il giudice e il Direttore generale. Sono fatti. Dice che mi presentavo in studio quando mi pareva. Non è vero. Fino a maggio scorso ero previsto la domenica e nel caso convocato per commenti immediati a fatti del giorno di carattere socio-sportivo.

Così è andata. Per i Mondiali sudafricani abbiamo concordato de visu su mia proposta di continuare ovviamente la rubrica domenicale e di seguire l’Italia e la manifestazione in generale, con la fortuna che mai, dico mai, l’orario delle partite era contemporaneo al Tg3 delle 19. Non lo sapeva, ne è rimasta contenta. Eppure il giorno dell’inaugurazione mi ha negato la presenza. Lunedì 14, debutto italiano alle 20:30, mi sono presentato in studio e sono stato cacciato. Da allora mi ha riservato di persona e al telefono solo mancanza di rispetto. Dopo l’intervento “normale” di domenica 20 sono tornato di routine domenica 27 e mi hanno respinto di nuovo, come un abusivo. Certo che da allora è tutto precipitato. Ma chi arreca danno all’immagine Rai, al “prodotto”, al rapporto con il pubblico fidelizzato in due anni ininterrotti? Io? Sicuri?

Il Fatto Quotidiano, 1 settembre 2010


Postato da Oliviero Beha
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01.09.2010
Censura a parte, sono 'selvaggina'
Intervista di Stefano Zurlo
Il Giornale, 1 settembre 2010

Oliviero Beha, lo Zorro della tv, prima o poi sguaina la spada. Più prima che poi, di solito. Ora il duello è con il direttore del Tg3 Bianca Berlinguer: due anni d’amore e d’accordo, un commento domenicale sul calcio, corrosivo come sa esserlo lui, infine i mondiali che travolgono la nostra nazionale, ma anche il rapporto fra l’algido direttore e il sulfureo giornalista. Che subito si stacca di dosso tutte le etichette che vorrebbero appiccicargli: «Non voglio parlare di censura».

E di che cosa parliamo?
«Di selvaggina».

Selvaggina?
«Sì, hai (...) capito bene, selvaggina, mi sparano sempre addosso, tutti, tutti tutti. Destra o sinistra non a fa differenza. Finisce sempre allo stesso modo, che mi cacciano» (continua)

Postato da Oliviero Beha
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31.08.2010
Lettera da Oreste Flamminii Minuto
Ricevo questa mail da uno dei più famosi avvocati italiani, certamente quello più attivo nell'ultimo mezzo secolo nelle cause per diffamazione nel giornalismo (storico difensore de "L'Espresso") e nel mondo del cinema.

Caro Oliviero,

da vecchio “leguleio sospettoso” scrivo questa mail premettendo subito che non credo affatto che sarai Tu a riceverla!
Mi spiego.

Sono in vacanza in un piccolo paese sulle montagne d’Abruzzo, volutamente senza cellulare, guardando la televisione  che, “volere o volare”, è pur sempre un medium che fornisce notizie, a volte anche meritevoli di commento. Inutile dirTi che la tua rubrica settimanale sui fatti sportivi e fenomenologia sociale mi piace molto.  Scusa se scrivo “mi piace”, dovrei scrivere “mi piaceva”.

Infatti la rubrica ( e con lei la tua presenza in TV ) è sparita senza lasciare traccia e nessuna spiegazione o annuncio è stato dato dalla RAI TV. Sei sparito e basta ! E dunque penso che tu sia stato rapito.

E’ pur vero che mi dicono di aver sentito la tua voce in trasmissioni radiofoniche e di aver letto su giornali alcuni Tuoi “pezzi”. Questi fatti escluderebbero un tuo rapimento, ma -come detto- sono sospettoso e penso che un tuo sosia letterario ti abbia sostituito. Credo che chi di dovere abbia ritenuto insopportabili le tue settimanali valutazioni critiche ad alcuni personaggi italioti, titolari di poteri forti, aspiranti alla sostituzione del capocomico nazionale.
Se, invece, mi sbaglio, mandami una mail con la “parola  d’ordine” (inglese).

Oreste Flamminii Minuto

PS
E’ possibile che chi ti tiene prigioniero Ti sottoponga a tortura. Non resistere. Dai una qualunque parola (la seconda ! o la terza!) e io saprò.

_________________________________________________

Oggi dal Fatto Quotidiano:

No, lui no
Leggi l'articolo di Oliviero Beha e la replica di Bianca Berlinguer, direttore del Tg3


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30.08.2010
L’inferno dei rom

È un inferno dantesco. Al centro c’è Mario, tre anni, morto bruciato: una tragedia spaventosa. E basta. Ma nel girone più stretto tutt’intorno, c’è il fatto che è morto così un bambinetto romeno in una baracca alla periferia di Roma (come altri, piccoli e grandi, negli ultimi anni).

Baracche subumane, che soggiacciono anch’esse al racket competente. Devono bruciare per mandare segnali di visibilità e di invivibilità alla nostra disattenzione torpida. E quando bruciano, ci si accorge del girone successivo, quello di una vita/non vita quotidiana che non parla o non parla più alla nostra distrazione di “gente normale, regolare” di fronte a nomadi e romeni, a gitani e zingari, ad altri da noi. Senza diritti e quindi senza doveri, o viceversa.

”Altri”, che ci inquietano urtando la nostra sensibilità (!?!) se non bruciano e innescano reazioni se bruciano. E’ il girone successivo, quello della politica locale, quello degli Alemanno che sgomberano le baracche come fosse la soluzione. Finale. Sgomberate, sgomberate, nulla resterà…(continua)

Postato da Oliviero Beha
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29.08.2010
La persecuzione del phishing

Negli ultimi tempi il mio antivirus deve aver perso colpi, tant'è che mi ritrovo pieno di posta elettronica da parte della Banca di Credito Cooperativo dove vengo informato di fantomatici nuovi "documenti di rendicontazione", nella speranza che io abbia un conto presso quella banca e che inserisca ingenuamente le mie credenziali sulla tastiera... Il Credito Cooperativo non c'entra nulla, si tratta di un tentativo di truffa bello e buono. Questo "phishing" però (così hi appreso che si chiama) può trasformarsi in una persecuzione.
Ecco di seguito la mail che mi arriva almeno una volta al giorno (attenzione al finale grandioso: "Prima di stampare, pensa all'ambiente"), seguito da un minidizionario per i meno esperti...
o.b.

Da: Banche Credito Cooperativo S.C.R.L [mailto:conti@cartabcc.it]
Inviato: giovedì 26 agosto 2010 7.12
A: oliviero@...
Oggetto: Un nuovo documento di rendicontazione

Caro Cliente,
Un nuovo documento di rendicontazione è a sua disposizione.
Potrà consultarlo e salvarlo sul suo PC entro un anno da oggi, visitando l'area Estratto conto e documentazione dei suoi Servizi via internet.
Per l'assistenza ai Servizi via internet può contattare il numero verde 800.303.300, gratuito anche da cellulare.
Cordiali saluti.
Servizio Clienti Banche di Credito Cooperativo
    ---
Questo è un messaggio automatico. Per disabilitare il servizio può utilizzare la funzione Modifica abilitazioni (Comunicazioni Estratto conto e documentazione).
Prima di stampare, pensa all'ambiente

Phishing
Spam


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29.08.2010
La lobby buona per i prodotti agroalimentari

da www.parconazionale5terre.it

A lanciare l’idea Franco Bonanini, presidente del Parco Cinque Terre e Fausto Giovanelli, presidente del Parco dell’Appennino Tosco-Emiliano, intervenuti al meeting Prodotti tipici: ambasciatori nel mondo, tenutosi martedì 24 agosto alla Festa nazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione a Reggio Emilia.
La singolare alleanza tra i due parchi, affonda le sue radici nel saldo terreno delle produzioni agroalimentari targate Made in Italy...


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27.08.2010
Letterina settimanale sulle questioni di genere / Rosa arrabbiato

di Marika Borrelli

Secondo me, ci dobbiamo dare una belle regolata. Troppi messaggi discordanti: femminismo sì o no? Sessismo d'antan o neo-sessismo? Se da una parte le (pochissime) donne di potere sembrano fregarsene di quelle che stanno peggio (Lady Gaga, per esempio), quelle 'normali' vengono ammazzate - ad un estremo - o rinchiuse in spazi protetti (tram di Jakarta) - nella vita quotidiana.
In mezzo? Molta inciviltà.

Ecco la mia lettera fuxia (rosa arrabbiato, cioè)...


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26.08.2010
INDIETRO SAVOIA / "In un'epoca di rigurgiti fascisti..."
"...il fascismo sembra venire da Marte, o da Saturno"
A proposito di “parole” e di “pietre”, mi è stato fatto notare che prima di Alberto Moravia già Carlo Levi aveva usato l’espressione “le parole sono pietre”, da me citata nel titolo dell’ultimo articolo dedicato a Napolitano e all’ipotesi di “impeachment” autoconvocata se davvero stesse violando la Costituzione (cosa che almeno per il momento non è, anzi è il contrario). D’accordo, ma a parte il fatto che risalendo nel tempo credo si possa facilmente trovare qualche altra primogenitura ad una formula insieme così forte, chiara e inequivocabile, il punto era ed è la sostanza, il significato. Ricominciamo a dare il loro significato alle parole, sia parlate che scritte. Forse vorrebbe dire che stiamo ricominciando a rispettarle, e a rispettare il pensiero da cui derivano o dovrebbero derivare.

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Vivrei molto meglio senza la mia compagnia.
Anonimo soldato
(D.F.)



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